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Paris - un viaggio

Le Diable, probablement

Alle 8 del mattino i parigini ancora dormono...(e Lisa si gode la piazza)

Anche a testa in giù è sempre un bel vedere.

Udite udite: la lingua francese non appartiene ai francesi.
(e Asterix non è il mio antenato!)

Parigi è una città sensuale, ci hanno ambientato Ultimo tango, Henry Miller ci scrisse i suoi Tropici...
Si è portati a pensare che in ognuna di queste mansarde, dietro ai milioni di abbaini affacciati sui vicoli e sui boulevards, ci sia una coppia che sta facendo l'amore.
Il profeta indiano. Su un muro del Quartiere latino. Occhio per occhio rende il mondo cieco.

Trionfo della modernità. Ingegneria meccanica. Luce elettrica. I lumi. Una lancia di metallo e bulloni conficcata sul costato del Cielo. Ottimismo del tempo che fu.

"I'm throwing my arms around Paris/because only stone and steel accept my love."
Morrisssey, dall'ultimo album Years of refusal

E se fra questi ci fosse il nuovo Obama?

Foto: arrivo di clandestini nel mare di Lampedusa

Chiacchierando con Rigoberta Menchù


Rigoberta Menchù, guatemalteca, premio Nobel per la pace 1992, una vita spesa a combattere dittatura e discriminazione (e una famiglia sterminata dai militari negli anni bui della guerra civile), è stata recentemente in visita a Bolzano e a Trento. Il personaggio credo non abbia bisogno di presentazioni. Questa, invece, una sintesi dell'intervento/intervista di Trento (29.11.2008).

"Il Guatemala viene dall'esperienza di una guerra dolorosissima, però è anche un Paese dove si vive la pluralità, la diversità, dove si sperimentano quotidianamente valori profondi, molto importanti. Soprattutto è un paese dove ci siamo noi Maya, che siamo vivi e che lottiamo per ottenere il riconoscimento della nostra dignità, della nostra emancipazione, e che vogliamo essere parte delle decisioni che riguardano il nostro futuro. Oggi in Guatemala ci sono moltissimi giovani Maya che stanno imparando a costruire un Paese dove sia effettivo il pluralismo . Naturalmente abbiamo dei progetti che vorremmo anche condividere con voi: ad esempio stiamo iniziando la costruzione di una università Maya con lo scopo di prerservare, conservare e far rivivere i nostri valori ancestrali, le nostre lingue, la nostra cultura."

L'America Latina è cambiata rispetto a quella del 1992, quando lei ricevette il Nobel. Molti regimi autoritari sono caduti, sono emerse nuove leadership, anche indie, come quella di Evo Morales in Bolivia... Pensa che siano cambiamenti reali?

"Penso di sì, non solo per i cambiamenti che si sono verificati in America Latina, ma anche per i cambiamenti che sono avvenuti a livello globale. Trent'anni fa noi indigeni lanciammo un appello all'umanità perchè si prendesse cura della Madre terra, proprio pensando ad un futuro sostenibile per tutti, affinché si creasse una relazione armoniosa con la natura, si preservasse la vita sul pianeta. Ma nessuno ci fece caso, ci hanno ignorati. Adesso, da quando c'è il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci dei poli, da quando si è creato questo squilibrio universale, si è capito che è giunto il momento in cui i nostri popoli possano far sentire la loro voce.
Anche le situazioni estreme in cui noi siamo vissuti, come popolo guatemalteco originario - il genocidio, i massacri che abbiamo subito - hanno ovviamente inflitto ferite pesantissime, ma la nostra popolazione è ancora viva, continua a guardare verso il futuro e lancia un appello, per preservare l'equilibrio che si sta perdendo. Questa esperienza così drammatica, che è stata vissuta dai guatemaltechi negli ultimi periodi, non ha provocato insomma la loro scomparsa, anzi ha dato loro forza per costruire un futuro diverso. Ad esempio oggi il calendario Maya, che abbiamo custodito gelosamente ed orgogliosamente nel corso dei secoli, sta diventando oggetto della scienza odierna. I Maya ne sono veramente orgogliosi, sanno che al loro interno, nella loro cultura, esiste questa base da cui partire per creare un futuro migliore.
Però i cambiamenti non sono automatici, richiedono dei processi lunghi e difficili. Prendiamo l'esempio della Bolivia: c'è una situazione di estrema povertà, di fame e di miseria; la gente chiede delle risposte immediate, ma queste purtroppo non sono possibili, perchè la realtà attuale è il frutto di una situazione storica. Quindi i governi futuri dell'America Latina saranno governi impopolari, non avranno forse il prestigio e il consenso necessario per risolvere i problemi di diseguaglianza, di violenza, di impunità, del narcotraffico che tocca tutti i Paesi dell'America Latina; è molto difficile.

E la crisi economica?

La crisi economica economico è un dato di fatto a livello mondiale. All'inizio la nostra reazione alla caduta della borsa di wall Street è stata quasi di esultanza, perchè ovviamente per noi paesi poveri Wall Street era vista come un nemico, ma oggi che questa crisi è ovunque, ha delle ricadute pesantissime anche su di noi, ad esempio sul fronte delle rimesse, dei soldi che dagli emigrati negli Stati Uniti arrivano alle famiglie del Guatemala. I soldi che servono a far studiare i figli mancano, quindi questo è già un problema enorme. C'è una grandissima mancanza di lavoro. La gente cerca lavoro soprattutto negli USA dove si illude di trovarlo. E le frontiere sono "dure", lo sappiamo. Poi c'è il problema del Trattato di libero commercio tra gli Stati Uniti e i nostri Paesi; in effetti questo commercio non è libero e eguale, nel senso che chi compera i nostri prodotti? Quindi i problemi che adesso colpiscono i paesi ricchi, i quali si ritrovano con una ridotta capacità di spesa, causeranno tempi duri anche nei paesi poveri come il nostro.

Il razzismo in Europa sta risorgendo. Cosa ne pensa?

Il razzismo, la discriminazione , l'offesa, l'insulto verso la diferenza sono problemi sia "pratici" che culturali. Io credo che il razzismo vada affrontato in primo luogo a livello educativo. Se riusciamo a lavorare in campo educativo per il dialogo, la pace, per orientare le persone a vincere l'ignoranza, allora forse potremmo avere successo anche in questo campo. Io ritengo che il razzismo sia come una malattia, una malattia a livello personale ma anche a livello collettivo; se una persona razzista non riesce a guarire, a riconoscere che il suo è un male che deve essere superato, è chiaro che ne risente tutta la collettività. Questo timore della diversità ha molte cause perchè c'è chi teme di perdere il suo status a livello economico, chi di perdere l'identità e i propri valori; quindi occorre lanciare delle campagne di educazione al rispetto della diversità non soltanto a scuola ma a livello dell'intera istruzione pubblica, attraverso i mass-media, attraverso la presa di posizione dei leaders politici, in modo che i loro appelli per poter vivere nella pace e nella fratellanza raggiungano la popolazione.
Anche a livello legale, del sistema giuridico, a volte esiste un sottofondo di razzismo, laddove implicitamente il razzismo è consentito e non ci sono precedenti per giudicare. Io sono riuscita a vincere una causa contro la discriminazione e così ho creato un precedente giudiziario non soltanto in Guatemala ma per tutta l'America Latina. Non bisognerebbe, comunque, arrivare a un tribunale, dovremmo essere noi come persone a essere contro questa mentalità razzista.

Cosa pensa dell'elezione di Obama alla presidenza degli Usa?

Sono stata negli Usa negli ultimi giorni della campagna elettorale (soprattutto ho seguito la campagna di Obama) e sono rimasta colpita dalla partecipazione volontaria, attiva, cosciente di masse di giovani, di donne, di gente semplice.
Era veramente una campagna di massa, fatta di gente con entusiasmo, a partire dagli studenti, gente che agiva veramente per convinzione e non perchè si aspettasse un ritorno, delle regalie. E questo ha rotto lo schema delle campagne elettorali anche come vengono condotte in America Latina, nelle quali vince chi ha denaro, chi promette e dà cose.
L'altro elemento molto impattante per il Guatemala è stato vedere che l'85 % dei neri americani hanno votato per Obama. Questo è stato un segno di rottura dalle oppressioni, dallo schiavismo; le persone che non credevano in loro stesse, votando per Obama hanno votato per sè stesse.
Un nero alla Casa Bianca è già la rottura di un paradigma.Obama ha molto potere, potere sulla gente e che gli viene dalla gente, ha il potere che gli viene dalla collaborazione economica, perchè il denaro gli è stato dato dalla gente, e ha il potere che deriva dal voto; Obama quindi è proprio nella condizione perfetta per poter governare.
Come userà questo potere Obama non lo sappiamo, ma immagino che lui abbia la consapevolezza di questa grande storia che ha alle spalle, questa lotta civile che ha portato avanti anche Martin Luter King, che ha sognato un'America diversa. Quindi io credo che lui abbia questa consapevolezza.
Molto dipenderà dalle persone che formeranno il suo staff e speriamo che anche queste persone siano consapevolidel peso storico che Obama ha sulle spalle, perchè a volte non è la figura principale del governo che sbaglia, ma è l'apparato che governa con lui, e noi sappiamo che in America questo apparato è molto forte, molto sofisticato.

BORN IN THE USA

Well the night's busting open
These two lanes will take us anywhere
We got one last chance to make it real
To trade in these wings on some wheels
Climb in backHeaven's waiting on down the tracks
Oh oh come take my hand
Riding out tonight to case the promised land...

La notte sta esplodendo
Questa strada a due corsie ci porterà ovunque
Abbiamo un'ultima possibilità per avverare i nostri sogni
Per scambiare con delle buone ruote le nostre ali
Salta su, il Paradiso ci aspetta lungo il percorso
Dai, prendi la mia mano
Stanotte cercheremo di raggiungere la terra promessa...

(Bruce Springsteen, Thunder Road)

Con tutti i suoi difetti, ma la democrazia in America è una cosa meravigliosa, a differenza che altrove. Certo, i candidati vengono scelti dopo un duro apprendistato e non si candidano solo quando sono sicuri di vincere, come altrove. Certo, per il rito di iniziazione all’età adulta gli studenti hanno passato la notte nei sacchi a pelo davanti al maxischermo del loro college senza il conforto di mamme e professori (succede anche questo, altrove). Certo, davanti ai seggi ci sono code chilometriche perché da quelle parti si ostinano a stare in fila per uno, anziché sperimentare forme innovative di incolonnamento a fisarmonica, a raggiera, modello arrogance («lei non sa chi sono io») o formato parakul («mi lasci passare, la prego, ché la casa mi va a fuoco e ho dimenticato mio figlio sullo zerbino con un leone a stecchetto da mesi»), molto diffuse altrove. Certo, a Chicago, sperduto villaggio dell’Illinois, ieri sera aspettavano un milione di persone in piazza ed erano terrorizzati dall’idea di non riuscire a gestirle tutte, mentre altrove ne hanno appena ospitate due milioni e mezzo (ma in realtà erano due miliardi e mezzo, anzi due milioni di miliardi e mezzo) senza fare una piega. Certo, laggiù il candidato giovane sembra proprio giovane e il candidato vecchio proprio vecchio, non come altrove, dove al vecchio crescono i capelli e il giovane fa cascare le braccia. Sì, con tutti i suoi difetti, ma la democrazia in America è davvero una democrazia. A differenza che altrove.
(Massimo Gramellini, La Stampa)
E aggiungo: Obama incarna l'America che amavamo nel Dopoguerra, negli anni '50 (non sapendo del maccartismo, d'accordo). Guartatelo mentre cammina, dinoccolato, sciolto, quando sale la scaletta dell'aereo, guardate come sorride e stringe le mani. Potreste immaginarvelo con l'ipod nelle orecchie ad ascoltare un brano del Boss, in una spiaggia mentre surfa, mentre gioca con i suoi bambini, e indifferentemente dietro una scrivania mentre prende decisioni da far tremare i polsi. Obama è Kennedy, è Hollywood ma anche il cinema indipendente, è John Fante, Paul Newman, Dustin Hoffmann, Ernest Hemingway da giovane, è un senatore dell'Illinois, un nipote, giocatore di baseball, una donna che sale su un autobus e si siede dove non dovrebbe, un predicatore, è un avvocato, un venditore d'auto di cui ti puoi fidare, un fante nel Vietnam, un amante gentile e competente, è la gomma americana, lo shake, il sax, West Side Story, è un ragazzo nero che va all'università. Obama è figlio di un africano, è il sogno americano che si reincarna per l'ennesima volta. Obama non è i Bush (padre e figlio) e neanche Condoleeza, per fortuna. E' uno che forse persino una madre leghista vorrebbe come figlio. E' l'uomo che gli americani hanno voluto come presidente. E noi con loro.

I WANNA BE BLACK



E' la prima volta nella mia vita che vorrei essere americano.

Non è la prima volta che vorrei essere nero. Vorrei essere nero per poter dire, OGGI, come Jay-Z: "Rosa Park si sedette sull'autobus così che Martin Luther King potesse camminare. E Martin Luther King ha marciato così che Barack Obama potesse correre. Barack Obama adesso corre affinché noi tutti possiamo spiccare il volo."

VORREI ESSERE NERO, PER POTER DIRE, DOMANI:

"CIAO, FRATELLO PRESIDENTE"