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Valdurna/Durnholz (Sarentino)

Mio cugino mi raccontava (tutti abbiamo un cugino che racconta) questa storia: quando Dio creò il mondo, poi le varie località si misero in fila per ricevere qualche dono. C'è chi è arrivato tardi e non ha ricevuto niente, chi ha ricevuto un solo dono - un bel mare, delle belle montagne, una fonte termale, gente figa o quant'altro - e chi ha fatto il furbo ed è passato due volte (o anche dieci volte), e sono i posti più belli, quelli che ci lasciano a bocca aperta. Lui, quando mi raccontava questo, si riferiva a Mykonos, che gli era piaciuta tanto...
Per me il lago di Valdurna è uno di quei posti che sono passati due volte. Dirò di più: è uno dei miei luoghi dell'anima. Uno di quei posti dove vorrei vivere, forse, o forse anche invecchiare. Un altro è Pitigliano, la Maremma in generale. E poi, forse, Londra.

Incantamento

Roberta, Lisa e Alice nel luogo dell'incantamento.

Si lavora duro anche a Pasquetta.

Alice con il cane.

Sul sentiero. Libero come un uomo.

Dolmen.

Durnholzer See.

foto: Marco Pontoni, Pasqua 2011.

STUPIDARIO ALTOATESINO/SUDTIROLESE

Quante sciocchezze si dicono e si scrivono sull'Alto Adige/Sudtirol (senza Umlaut perchè non ho il tempo di cercarlo sulla tastiera). L'ultimo ad alimentare lo stupidario è stato Sgarbi: "Gli italiani dell'Alto Adige come gli ebrei in Germania durante il nazismo", e altre amenità, proprio quelle che si ascoltano al bar, del tipo "se non sono contenti di vivere in Italia se ne vadano in Germania...". A prescindere dal fatto che i sudtirolesi non hanno certo chiesto di venire in Italia, è come se chiunque non sta bene in un luogo o sotto un certo governo dovesse andarsene (in questo caso metà degli italiani dovrebbero emigrare, me compreso).
Ovviamente scemenze del genere le ho sentite spesso in vita mia: anni fa fu l'allora presidente della Provincia autonoma di Trento Andreotti ad esprimersi così (seppure con maggiore eleganza, ci vuol poco ad essere più eleganti di Sgarbi); lui parlava degli italiani, dell'Alto Adige, non dei tedeschi, ma il concetto era lo stesso, "se non stanno bene lì perchè non se ne vanno?"
L'idea profondamente antidemocratica che il dissenso non abbia ragione di esistere, specie nelle beate terre dell'Autonomia, che chiunque si lamenta sia un facinoroso o un perdigiorno, che se uno ha qualcosa da eccepire dovrebbe fare le valige, andare in esilio, insomma, smammare.
Sgarbi anni fa fu protagonista di un altro episodio del genere, anche lì provocato ad arte per conquistare le pagine dei giornali (c'è chi viene pagato per parlare, chi per animare i bunga bunga, chi, evidentemente, per litigare): fece un casino in un ristorante dicendo che non era stato servito perché italiano. Ora, non c'è persona in buona fede che non sappia che in Alto Adige il turista, qualsiasi turista, viene trattato come un principe, e che tutta l'Italia dovrebbe imparare dal senso dell'accoglienza dei sudtirolesi. Come se fossero questi i problemi. Come se fossero queste le difficoltà del vivere in Alto Adige, per un italiano: i monumenti alla Vittoria, l'essere serviti al ristorante, il fatto che (altra cosa per cui la gente che viene da fuori si stupisce) "parlano in tedesco, eh? E lo fanno apposta!".
Stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità malafede stupidità stupidità stupidità società dello spettacolo stupidità stupidità stupidità ignoranza stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità stupidità furbizia.

Paradisi: Lavenna-Langfenn:





Passeggiata sull'altopiano del Salto, sopra San Genesio, 15 minuti d'auto da Bolzano città. Dall'Edelweiss la strada bianca si snoda fra pascoli e boschi fino a Lavenna-Langfenn (ristorante), e all'antica chiesa di San Giacomo. Lungo il cammino si trovano delle installazioni "rustiche" che sfruttano alberi e fienili, realizzate dai bambini della scuola di San Genesio: illustrano alcune leggende della zona, riepilogate in tre lingue su cippi di legno che, a intervalli regolari, invitano alla sosta. Sono storie dalla morale contadina, essenzialmente due ordini di insegnamenti:
1)se te la spassi, se godi troppo, sarai punito (storie del tipo: in quel fienile uomini e donne si ritrovavano per bere, ballare, condurre una vita licenziosa: una notte la terra si spalancò e li inghiotti...oppure, venne un diavolo e diede fuoco al tutto);
2) non essere avido e non chiedere mai l'origine delle tue fortune, accetta le cose come sono (storie del tipo: una strega regalò al giovane contadino un gomitolo che non finiva mai, l'ordine era che non ne cercasse mai la fine; un giorno uno straniero di passaggio vide la moglie del contadino tessere con questo gomitolo che non rimpiccioliva, volle cercare di disfarlo per trovare la fine e il gomitolo perse la sua magica proprietà).
La società contadina, ad ogni latitudine, produce queste morali: obbedisci alle leggi divine, porta rispetto verso ciò che non conosci, verso gli spiriti e la notte, e non cercare di emergere troppo, di distinguerti dagli altri (in Africa com'è noto era in uso per il big man organizzare delle grandi feste redistributive nel corso delle quali sacrificava gran parte della ricchezza accumulata - in genere sotto forma di bestiame - e anche ai giorni nostri chi ha la fortuna di trovare un lavoro in città viene subito assediato da orde di parenti questuanti, che ha l'obbligo morale di sfamare e soddisfare; in questo modo la ricchezza non si accumula, il meccanismo di accumulazione primitiva da cui scaturisce il capitalismo viene neutralizzato, non si crea una nuova classe borghese, le gerarchie tradizionali perpetuano il loro potere).

Bella, facile passeggiata in cui potresti dimenticare tutto, una locanda accogliente alla meta, l'Alto Adige è senz'altro il paradiso, ed è per questo che noi altoatesini, quando viaggiamo nel mondo, anche al cospetto dei luoghi più spettacolari, delle grandi meraviglie della natura, non rimaniamo mai con la bocca troppo spalancata. Siamo abituati al bello, in tutte le sue forme: l'idilliaco, il drammatico, il rustico, il lezioso, il barocco, il gentile, il sublime, persino il gotico e lo spettrale. Forse, ci manca solo il bello della modernità in vetrocemento, il bello dei grattacieli e delle superfici riflettenti, anche se a Bolzano gli architetti si sono dati da fare non poco (fin dai tempi del vituperato razionalismo, con buona pace di quei turisti che visitano solo i Portici).
Bella passeggiata che vorresti durasse all'infinito, vorresti essere un vagabondo con il bastone e la sacca sulle spalle, senza tecnologia, senza cellulari, senza microfibre, senza leghe speciali in carbonio, solo il cotone e le scarpe e la tua mente libera di vagare, di posarsi...