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Mani



Lunedì sera sono arrivati a Trento una decina di bambini da Haiti, con le loro madri. In poco più di 24 ore, da un'isola dei Caraibi, distrutta da un terremoto, ad una città alpina, nel cuore dell'Europa. Dalle umide correnti tropicali al freddo terso ammantato di neve.
La Croce Rossa ha dato loro vestiti invernali. Naturalmente non avevano mai visto vestiti del genere. In generale, non avevano mai visto proprio nulla del genere, compresa la neve che ammanta le nostre montagne.
Romano Magrone ha colto questa immagine.

I bambini sono afflitti da malattie croniche, preesistenti al terremoto, che ora non possono essere curate in patria. Rimarranno per un periodo minimo di sei mesi. Fanno parte di un gruppo più ampio di 130 persone, arrivato domenica in Italia, in base agli accordi presi dalla Croce Rossa internazionale con il governo haitiano e con i Paesi ospitanti. In Trentino è in corso una raccolta fondi per sostenere progetti di solidarietà anche ad Haiti, attraverso associazioni che operano sull'isola.

Per chi fosse interessato, le news sono qui.

Bravi ragazzi.

Avevo postato qualcosa martedì sulla passerella berlusconiana della consegna delle case di Onna, costruite dalla Provincia autonoma di Trento (assieme alla Croce Rossa). Poi ho perso il tutto e ormai la notizia è andata. Qualcuno, comunque (da D'Alema a Casini) HA RICORDATO la verità, anche ieri sera a Ballarò.
In ogni caso, le parole migliori le ha pronunciate Dellai: "Le case non sono né dei trentini né di Berlusconi, sono degli abruzzesi che le abiteranno."
Dopodiché, certo, che il Trentino sia sparito dal TG1 e anche in sostanza da "Porta a Porta" (a parte un architetto che ha detto 2 parole) fa pensare. Sarà un caso, ma il Trentino è l'unica provincia del Nord (assieme all'Alto Adige, che però è un'altra storia) governata dal centrosinistra (questo qualcuno dovrebbe ricordarlo ad esempio a Fede, che ha avuto la spudoratezza di dire: "Se ci fosse stato Prodi, al Governo, pensate che le avrebbe costruite, le case?").

Ho filmato e intervistato i volontari della Protezione civile trentina quando sono partiti alla volta dell'Abruzzo, poche ore dopo il terremoto. Erano le 11 del mattino del 6 aprile e già la prima colonna mobile si muoveva.
Eccoli qui (li avevo già postati, mi pare).
Io che sono tutto fuorché un uomo pratico, non posso che dire "bravi".

Bruxelles

Stasera volo a Bruxelles, per un servizio su quelli che, dal Trentino, sono andati a lavorare nei meandri della burocrazia UE. In Trentino, terra di soli 500.000 abitanti, si capitalizza tutto, non si butta via nulla (o quasi; c'è giusto una sorta di sovrana indifferenza verso gli scrittori, ma questa è un'altra storia...).
Quelle che vado a raccogliere dovrebbero diventare delle piccole "storie esemplari" per altri giovani studenti universitari interessati a percorrere la stessa strada. Il Trentino, che vuole essere glocale, incoraggia questa fuoriuscita di cervelli. A patto che un legame rimanga, ovviamente.
Quindi, saprò come sono andate le elezioni nella città sede della Commissione.
Devo dire che stamattina, leggendo alcuni blog, ad esempio quello di Ludik, ero un po' sconcertato: parlavano di astensione alle provinciali. Provinciali? Poi mi sono reso conto che noi trentini siamo, come sempre, sfasati rispetto al resto del Paese. Noi le provinciali le abbiamo fatte mesi fa.
No, personalmente non mi pongo il problema dell'astensione. Il candidato che voterò, qui, mi pare persona intelligente, e comunque, il vero problema è che i temi europei in questa campagna elettorale sono stati solo sfiorati. Gli unici che hanno coniato uno slogan veramente a tema sono quelli della Lega e lo slogan è: no alla Turchia in Europa (a prescindere da ciò che si possa pensare dell'allargamento della Ue fino al lago di Van e al monte Ararat, non mi pare sia una delle questioni prioritarie).
Il Trentino, assieme all'Alto Adige e al Tirolo austriaco, ha creato alcuni anni fa una Euroregione transfrontaliera e ha aperto una rappresentanza comune a Bruxelles. C'è chi dice che non serva a nulla. Lucio Caracciolo, in margine al festival dell'Economia, sosteneva che le euroregioni sono già morte, e che comunque l'identità trentina non si può fondare su queste nostalgie austriacanti. Sulle nostalgie sarei anche d'accordo, quantunque poi c'è chi ricorda ancora molto bene come il proprio nonno, a suo tempo, sia morto con la divisa del Kaiserjager (e furono la maggioranza; in Trentino l'irredentismo non ebbe mai un gran seguito, con buona pace di Cesare Battisti). Però a me pare anche che le province (autonome, quindi dotate di poteri reali) siano più interessate ai progetti del presente che alle nostalgie del passato (uno per tutti: il raddoppio della ferrovia del Brennero, che sarà parzialmente finanziato proprio dai governi locali, attraverso i proventi della A22).
Sinceramente, da un lato a volte mi dispiace vivere in una terra che sembra così avulsa dagli scenari nazionali; dopo quaranta e passa anni uno fa fatica ad appassionarsi ancora al tema dell'identità (in provincia di Bolzano,ovviamente, è ancora peggio). Dall'altra però non c'è volta in cui non constati come l'Italia di queste terre di confine mediamente non sappia nulla. Ragiona per slogan e pregiudizi, rifiuta di metterci veramente il naso nelle questioni dell'autonomia e dei rapporti transfrontalieri. Proprio quando dovrebbe invece occuparsene di più, visto che ormai più o meno tutti propendono per un modello federalista (a parole! in realtà persino la Lega è parsa accontentarsi, in passato, di un piatto di lenticchie berlusconiane).
In quanto all'Europa, mi pare una costruzione venuta su a prescindere dagli schieramenti ideologici. Chi l'ha immaginata, in fondo? In Italia uno come Degasperi: trentino, democristiano, già deputato al parlamento di Vienna, anticomunista ma capace di dire no persino al Vaticano quando gli chiese di prendere a bordo i missini, ovvero di far posto agli ex-fascisti nel suo governo. Una persona fuori dagli schemi, insomma, anche se dotato probabilmente di quel robusto pragmatismo valligiano che qui domina.
E' quello che vedo negli occhi dei funzionari che lavorano nelle istituzioni comunitarie. Certo, tecnici, o per dirla in altra maniera, più dispregiativa, "tecnocrati" (si sa, gli italiani sono santi, eroi e navigatori, l'idea che un buon burocrate hegelianamente inteso possa avere una sua non piccola utilità fatica a penetrare nelle loro menti fantasiose). Tecnici senza fronzoli, dunque, senza bizantinismi, algidi, plurilingui, preparati. Per questo forse l'Unione europea non infiamma i cuori. La sua è una dimensione postideologica, a volte un po' pavida sulle grandi scelte politiche (rimane sempre la grande vergogna delle guerre balcaniche). Ma l'Europa del XX secolo fuochi e fiamme ne ha fatti abbastanza. O no? Forse è di questo che ha bisogno oggi. Di regole comuni, di piccoli passi, di decisioni assunte senza fanfare e sventolio di bandiere, che si insinuano silenziosamente nelle nostre vite e le cambiano, ci auguriamo, in meglio. Di funzionari e tecnici dagli occhi azzurri, che quando hanno finito il loro lavoro vanno a farsi una birra alla Gran Place.

Maria Falcone: mio fratello Giovanni, la lotta alla mafia

Sabato ho intervistato Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia nella "strage di Capaci" (assieme alla moglie e alla scorta) il 23 maggio del 1992. Fu, assieme all'attentato che poco dopo ucciderà anche l'amico e "compagno di strada" Paolo Borsellino, uno dei più tragici crimini mafiosi della storia italiana.

L'importanza di Falcone è ben sintetizzata da quello che racconta la sorella Maria nel corso di questa conferenza tenutasi a Trento con degli studenti delle superiori (ripresa integralmente da Format): prima del maxiprocesso di Palermo non solo la maggior parte dei mafiosi processati andavano assolti per mancanza di prove, ma ogni singolo caso veniva considerato isolatamente, mancava la visione d'insieme del fenomeno mafioso e delle sue collusioni con la politica e la società tutta che il pool antimafia porterà avanti in quegli anni, nonché delle sue connessioni internazionali.
Purtroppo - ricorda amaramente la sorella del giudice - Falcone è stato celebrato da morto ma osteggiato (da molti) fin che era in vita.

Oltre al video consiglio di guardare la scheda di Wiki che mi pare ben fatta.

Bastard Sons of Dioniso: l'intervista

L'intervista ai Bastard Sons of Dioniso nel backstage di X Factor lunedì 16 febbraio (grazie a Pier Francesco Fedrizzi e e all'ufficio stampa di Rai 2) è su youtube.
In poche ore ha totalizzato più di un migliaio di collegamenti. Potenza della tv, se penso che la clip del mio romanzo è stata vista 500 volte in quasi due anni sono basito...
L'intervista è anche sul sito ufficiale dei Bastard e ovviamente su quello di Format, il centro audiovisivi della Provincia autonoma di Trento che ha messo assieme il tutto assieme a Gianfranco Dusmet.
I Bastard continuano la loro cavalcata; lunedì prossimo saranno alle prese con un bellissimi pezzo dei Rem che esalterà sicuramente le loro qualità vocali.