Lentamente muore chi lavora



Oggi Primo maggio, si parla di lavoro, speriamo che il nostro premier non si senta in dovere di farsi vivo anche al Concerto, ora che ci ha preso gusto a uscire dal seminato, oggi Primo maggio, festa del lavoro, una vecchia canzone di Claudio Lolli nella testa, per esempio, in cui pubblico e privato si mescolavano (in una stagione ormai lontana in cui si rifletteva anche di questo)

Primo maggio di festa oggi nel Vietnam
e forse in tutto il mondo,
primo maggio di morte oggi a casa mia
ma forse mi confondo...


Si potrebbe parlare di Thyssenkrupp, di morti da lavoro, si potrebbe parlare della Sloi di Trento, bubbone chimico nel cuore della città fino al 1978, che uccise e fece impazzire tanti lavoratori, e in cui si sfiorò una nuova Seveso...
Ma io che son figlio di operai so bene che queste cose un conto è se le vivi sulla tua pelle un conto è se te le raccontano; e quindi eviterò la tentazione dell'operetta morale. Non che di lavoro non si muoia anche adesso, ma inutile negarlo, per molti di noi, noi lavoratori di computer, scrivanie, giornali, intelletto, è un altro tipo di morte, non acciaio fuso che ti cola addosso, non volare da un traliccio, non il piombo tetraetile che si deposita nelle parti molli, non la pressa che schiaccia e nemmeno uscire di strada con l'autotreno. E' un altro morire e anche un altro vivere, sempre alla ricerca di un compromesso, certo, questo sì, di una mediazione, come il compromesso faticosamente cercato, da sempre, dalle città con le loro fabbriche inquinanti, le fabbriche che portano macchie blu, fumi e cancro ma anche lavoro, benessere, sviluppo, salari.
Noi oggi si muore un po' di noia un po' di ambizioni frustrate, di troppa cultura macinata all'università e poi scontratasi con un mondo che non sa che farsene, si muore a volte persino di intelligenza, di voglia di fare, ma si muore lentamente, e fa meno male, e provoca meno dolore alle famiglie, anzi, a volte anche gioia, la gioia della busta paga e della malattia pagata (quando la pagano).
Così si muore e un po' si vive cercando il compromesso fra il cambiamento climatico ormai provato e la necessità di rilanciare la nostra industria dell'automobile, fra il pacifismo e le commesse di autoblindo o nuovi cacciabombardieri che danno respiro alla nostra siderurgia, si muore anche di troppe ore passate a fare i lavori inutili o quasi creati dall'informatica, di timbrature e mobbing, di stages e precariato, un modo più gentile di uccidere rispetto a quello che adoperavano i padroni delle ferriere ai tempi loro, nevvero.
Si muore e un po' si vive e un po' si muore ma si vive, si vive, si vive di slides, files, stringhe, siringhe, e un po' si muore di innovazione, competizione, qualità totale, e un po' si muore di welfare, fondi d'investimento, private equities, parole inglesi, e si vive o si muore o si muore o si muore e mi confondo, si muore di password e si vive di jpg, si muore via mail e si vive online, si muore di troppo monitoraggio e poco companatico, si muore di pixel e si vive come cartoons, e si muore virtualmente e si vive freneticamente, e si vive sui portali e si muore anche nei carnevali, e mi confondo, si vive e mi confondo, si vive scaricando, chattando, moderando, transitando, si muore scollegando, impallando, si muore disconnessi, si muore comunque e sempre come dei fessi.
Poi tanto si rinasce un po' ogni mattina, per timbrare cartellini, affrontare frotte di studenti affamati di notorietà granfratellesca, oziosità burocratiche, capi, vicecapi, sottoposti, orari da conciliare, autobus e metropolitane e giornali che stridono, gomme, ucccelli, bit, paracarri, assorbenti, oroscopi, ferieopèp0ibnklfvi
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1 commento:

amatamari ha detto...

Grande scritto.
Grazie e buon primo Maggio.