Canzone quasi d'amore

Nessuno può ritenersi fuori dalla tragedia di uno Stato che si impadronisce di ciò che non gli appartiene, la mia vita, la vita degli individui, infilandosi "a fin di bene" nel letto dei pazienti, o in quello degli amanti.
Condivido quello che scrive Ludik qui riguardo ai pericoli dello Stato etico. C'è anche un paradosso oltre alla tragedia. Che sempre più spesso ciò che formalmente non si può fare o non è concesso dalla legge viene realizzato "in privato", per vie che si possono percorrere, se non si fa troppo rumore, perché lo Stato chiude un occhio e qualcuno mosso da pietà o da interesse lo si trova (avete presente il film Le invasioni barbariche? Succede proprio questo). Se il signor Englaro avesse percorso queste strade non avrebbe avuto fastidi.
L'Italia in questo è speciale. E' speciale nel non prendere veramente decisioni per non scontentare nessuno, nel mediare all'infinito, nel sostituire ad una visione "adulta" dei problemi l'indignazione di facciata, i due pesi e le ventiquattro misure, i Family Day dei divorziati, il papismo degli atei devoti, le maschere, le manfrine, i compromessi, i compromessi storici, i tribunali della Sacra rota, le sparatorie di Capodanno, i parcheggiatori abusivi, i Berlusconi, i Veltroni, i Mentana, i Fede, i Santoro e quant'altro.
Credo nello Stato e nelle leggi fino a quando lo Stato e le leggi non mi fanno rimpiangere l'assenza quasi totale, nella nostra cultura, di pensiero liberale.

Non staro' piu' a cercare
parole che non trovo
per dirti cose vecchie
con il vestito nuovo
per raccontarti il vuoto
che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo
vivendo sui ricordi
giocando con i miei giorni
col tempo.

O forse vuoi che dica
che ho i capelli piu' corti
o che per le mie navi
son quasi chiusi i porti

io parlo sempre tanto
ma non ho ancora fedi
non voglio menar vanto
di me o della mia vita
costretta come dita
dei piedi.

Queste cose le sai
per te siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno
dei medesimi mali
per te siam tutti soli
ed e' nostro destino
tentare goffi voli d'azione o di parola,
volando come vola
il tacchino.

Non posso farci niente e tu puoi fare meno
sono vecchio d'orgoglio
mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno, ma...
c'e' una vita sola,
non ne sprechiamo niente
in tributi alla gente
o al sogno.

Le sere sono uguali
ma ogni sera e' diversa
e quasi non ti accorgi dell'energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi
buoni ad ogni evenienza
inseguendo la scienza
o il peccato.

Tutto questo lo sai
e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte
del vivere in provincia
per te sian tutti uguali
siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali
siamo vigliacchi e fieri
saggi, falsi, sinceri
coglioni.

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei gia' andata?
Ti dono, se vorrai,
questa noia gia' usata
tienila in mia memoria,
ma non e' un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro, non vale.
D'altra parte lo vedi
scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa
pago le mie illusioni

fingo d'aver capito
che vivere e' incontrarsi
aver sonno, appetito,
far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare...
grattarsi.

Guccini qualche volta ha provato a giustificarsi, a dire che questa canzone conteneva dell'ironia.
Ironia?

1 commento:

Paola ha detto...

Ciao! sono arrivata qui per caso, che pensi di questa canzone di Guccini? Cercavo di togliermi il magone che mi ha scaraventato contro e cercavo qualche idea su questo testo. Cosa significa vivere, secondo questa canzone?
Paola