Space Oddity

(della serie: un po' di storia della musica - successe 40 anni fa)

Era il 1969. L'Apollo 11 raggiungeva la Luna, Neil Armstrong, staccandosi dalla scaletta, compiva il suo piccolo balzo per un uomo, balzo enorme per l'umanità. Nessun parallelepipedo in vista, per ora; del resto, la data del contatto profetizzato da Kubrick nel suo "2001 odissea nello spazio" è ancora lontana.

In quell'anno David Bowie pubblicò il suo secondo Lp, Space Oddity. Un disco acerbo, che conteneva tuttavia il primo dei suoi celebri personaggi "spaziali", Major Tom, il maggiore Tom al quale la torre di controllo lancia messaggi ansiogeni, "prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco..."
Ma questi non sono gli anni '40 e nemmeno i '50; è l'ultimo scorcio del decennio psichedelico, il decennio della protesta, del sogno e della disillusione. Il maggiore Tom esce dalla navicella, inizia a galleggiare nell'abisso siderale. Il pianeta terra è l'arancia blu e "non c'è niente che io possa fare."
Come un sommozzatore stregato dagli abissi marini, come un fumatore d'oppio che contempla il mondo dal suo lettino, l'astronauta si sente molto tranquillo, pensa che la sua astronave sappia dove andare. Un ultimo messaggio alla torre di controllo: "Dite a mia moglie che l'amo. Lei lo sa."
Poi la comunicazione si interrompe. Non resta che ascoltare l'appello insistente della torre di controllo: "Puoi sentirmi, Major Tom? Puoi sentirmi, Major Tom?".

In viaggio era iniziato. Oltre lo spazio conosciuto si aprivano nuove dimensioni, nuovo modi di essere, di vestire, di truccarsi, di cantare, di amare. Presto per Bowie sarebbe arrivata la stagione del glam rock, e avrebbe preso forma il personaggio-chiave della prima parte della sua carriera, Ziggy Stardust (e il suo doppio, Lady Stardust), mentre la tv avrebbe annunciato che il pianeta terra che aveva soltanto altri 5 anni davanti, e tutti, tutti si sarebbero sentiti stranamente eccitati.
Perchè, come nella Like a Rolling Stone di Bob Dylan, se avresti chiesto alla ragazza senza casa, alla completa sconosciuta che rotola lungo il percorso della sua vita "come ti senti?", lei avrebbe risposto "beeeeene", sì, quella caduta in fondo era bella, era meglio delle mille Cadillacs del sogno americano stigmatizzate qualche anno prima dai Velvet Underground (in Rock 'n' Roll), di certo meglio delle sale Bingo e della guerra del Vietnam, delle crisi dei petroli e dell'ovvietà espressiva dell'establishment.
Una gioiosa caduta, quindi. Un gioioso precipitare nello spazio, fuori dalle regole, fuori dalle convenzioni, fuori dal controllo della torre di controllo.

Bowie tornò al suo primo personaggio, il maggiore Tom, nel 1980, con una canzone, Ashes to ashes, contenuta nel suo album Scary Monsters.
Gli anni '70 sono finiti. L'esplorazione dello spazio non ha svelato nuovi orizzonti e nuove forme di vita. Anche la rivoluzione pop si è fermata. L'onda comincia pian piano a ritirarsi. I nuovi leaders politici sono Reagan, la Tatcher, e poi, se si ha pazienza di aspettare, arriverà pure il Grande Fratello (anche se non quello orwelliano). Cenere alla cenere, polvere alla polvere. Bowie si fa ritrarre per l'ultima volta in copertina con un travestimento. Il personaggio stavolta è un pagliaccio. Nel video, una donna gli cammina al fianco. E' sua madre, gli ripete: "Meglio che non perdi tempo con il maggiore Tom". Forse Bowie intuisce che più in là non si può andare. Il disco è splendido, amaro, rabbioso, dolente. Spira un vento gelido. L'inverno 1980 fu un inverno lunghissimo.

"Cenere alla cenere, funk al funky, sappiamo che il maggiore Tom è un tossico. Confinato nell'alto dei cieli, raggiunge una depressione senza fine..."

E adesso che abbiamo scoperto che il Major Tom è solo un drogato e che il punto più alto dei cieli coincide con quello più basso, con la depressione più profonda, cosa rimane da fare?
Bowie rovesciò il tavolo, con tutte le carte sopra. Il prossimo lavoro si sarebbe intitolato, semplicemente: Let's dance.

2 commenti:

notimetolose ha detto...

Bel post. Uno scorcio degli anni settanta, dei movimenti che nascevano e delle speranze che muovevano il mondo. Bowie un mito che resiste ancora.

massimo ha detto...

ciao marco mi ha fatto piacere il tuo passaggio sul blog, a Trento è andata molto bene, atmosfera intima, piccolo palco, completa autonomia nella presentazione, con l'ausilio di un computer portatile con il quale ho proiettato i corti e fatto ascoltare musica...per il resto sto aspettando la risposta da Rizzoli per l'eventuale pubblicazione con loro...ho diffuso il tuo verbo tra amici e colleghi ed i responsi sono tutti super positivi, speriamo di incontraric presto in terra tridentina