A tarda ora, fuori dalle stazioni...

Un gruppo di viaggiatori, dirottati a causa di un guasto ad un vettore da un aeroporto del nord Italia a uno della Toscana (Pisa), arriva alle 2 del mattino alla stazione centrale di Firenze. Fa freddo, la stanchezza accumulata è tanta, i bambini sono nervosi e infreddoliti. La prospettiva è quella di attendere le 4.30 per prendere il primo treno utile verso Bologna, Verona, e poi infine Treviso (dove hanno lasciato le loro macchine alla partenza). Ma la stazione è chiusa. Per evitare che si riempia di clochard, ovviamente: i quali clochard infatti sono accampati tutti fuori, assieme ad altri esponenti di varia umanità (peraltro non particolarmente molesta, ci tengo a sottolinearlo. A tarda ora, fuori dalle stazioni, uno può ritrovare dal vivo quelle atmosfere che piacciono tanto ai tantissimi appassionati di De André, anche a quelli che nei "quartieri dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi" non ci hanno mai messo piede).
La stazione è presidiata: dentro ci sono quelli della Polfer, a separarci da loro - e da una macchinetta del caffé - è solo un cancelletto. Ma non si può oltrepassarlo: i viaggiatori, in piena notte, rimangono fuori da uno spazio che sarebbe loro diritto occupare e che è anche uno spazio pubblico. Rimangono fuori, in piedi (ogni panchina attorno è stata rimossa), sicuramente a disagio.
So che è così in molte se non in tutte le stazioni e gli aeroporti, e che ci sono delle ragioni di sicurezza a giustificare tali provvedimenti. So anche per esperienza che se per sfiga arrivi in piena notte alla stazione di Monaco di Baviera, e devi aspettare il primo treno del mattino, ti controllano se hai il biglietto ma ti lasciano dormire dentro, al caldo e al sicuro (o almeno, così avveniva qualche anno fa).
So infine che i mali delle nostre ferrovie sono ben peggiori. Ma che le stazioni chiudano fuori i viaggiatori mi pare uno sgradevole segno dei tempi. Il ruolo della città, della città come istituzione, dovrebbe essere quello di accogliere, non di respingere: e i luoghi attraversati dai viaggiatori sono i cuori delle città per eccellenza. Bisognerebbe rendere questi luoghi (e altri ad essi affini, come i parchi pubblici), sempre più aperti e agibili, agli adulti e ai bambini, sia nelle situazioni di normalità sia soprattutto in quelle di "emergenza". Non chiuderli per preservarne l'integrità.

Uno scrittore: Orhan Pamuk - amore&suggestioni

Si immaginava come il triste e romantico protagonista di un romanzo di Turgenev mentre va incontro alla donna sognata per anni. Ka amava Turgenev, che, ormai in Europa, sognava nostalgico la patria che aveva lasciato, stanco dei suoi infiniti problemi e della sua arretratezza come dei suoi raffinati romanzi. Ma diciamo la verità: non aveva sognato Ipek per anni come succedeva nei romanzi di Turgenev. Aveva soltanto sognato una donna come Ipek, e forse lei gli veniva in mente ogni tanto. Ma, appena saputo che lei si era separata dal marito, aveva cominciato a pensarla, e adesso per instaurare un rapporto più profondo e vero con Ipek voleva colmare la lacuna creata dal fatto di non averla sognata abbastanza con la musica che sentiva e con il romanticismo di Turgenev.

da Orhan Pamuk, Neve, Einaudi, prima ed. 2004.
(foto: violinista ambulante davanti al Beaubourg, Parigi - Marco Pontoni)

Il poeta è un fingitore, e finge così completamente, che arriva a fingere che sia dolore, il dolore che davvero sente.

Fernando Pessoa

Sinistra, what sinistra?

In un giornale nazionale - il Corrierone - in questi giorni si parla del perché i militanti dell'ex-partito comunista più grande dell'Europa occidentale si siano dovuti affidare ad un un ex-Dc per avere un nuovo capo.
E' una questione che dovrebbe interessare anche chi non ha mai militato in quel partito o non ne ha mai preso la tessera. Perché il comunismo italiano è stato un pezzetto della storia non solo d'Italia ma d'Europa, e all'epoca veniva studiato con interesse anche all'estero, per capire se era possibile che un partito non socialdemocratico o lib-lab ma comunista tout court potesse andare al potere in maniera democratica.
Sostiene qualcuno che il PCI era un partito stalinista, e che è questa la ragione per la quale non è riuscito a diventare un grande partito della sinistra riformista come la Spd o il Labour britannico. Io non credo sia questo il punto. Semmai il PCI era un partito che si reggeva su un'ambiguità: il riformismo di fatto (Togliatti fin dal suo sbarco a Salerno sapeva bene che in Italia la rivoluzione non s'aveva da fare) e l'amicizia con Mosca, condita con improbabili invenzioni ideologico-semantiche ("la Terza via"). Quando quell'ambiguità è caduta - ovvero quando il comunismo sovietico si è sbriciolato - semplicemente non è riuscito ad andare al di là del cambio del nome, non ha saputo darsi una nuova identità. Questo significa che prima del 1989 la sinistra italiana non aveva conosciuto delle spinte verso il rinnovamento? Certo che sì: il '68 proprio questo è stato. Il '68, la scuola di Francoforte, il pensiero antiautoritario, una parte della controcultura pop, il femminismo, l'ecologismo, il terzomondismo ecc. E poi gente come Alex Langer, cattolico, lottacontinuista, "neuelinkista" e verde, che ad un certo punto ebbe persino la sfrontatezza di proporsi come nuovo segretario del PCI. Ma il partito ha sempre guardato con sospetto a tutto questo, a volte ignorando deliberatamente la carica di novità che ne scaturiva (salvo a servirsene furbescamente, cercando di cavalcare, negli anni '80, il movimento pacifista, all'epoca dell'installazione dei missili Pershing e Cruise in risposta agli SS20 sovietici, probabilmente dopo averne parlato con Mosca). Si fosse comportato diversamente, forse l'estremismo ideologico non avrebbe attecchito così tanto, in Italia? Chi lo sa. Certo quando Berlinguer arrivò a dire alcune cose lodevoli sulla sobrietà e sulla paura che gli faceva il socialismo reale era ormai un po' tardino...
Nel 1989 in compenso tutto quel magma si era raffreddato. C'era stato l'avvento del craxismo, l'inizio della disoluzione della classe operaia come soggetto politico, e altrove Reagan, la Tatcher... E dunque, dove avrebbero potuto andare a parare gli ex-militanti del PCI? Per me la risposta è chiara (oggi; ovviamente non lo era allora): nel liberalismo. Che non è, come si è sempre pensato da noi, necessariamente di destra (non a caso l'equivalente negli Usa della nostra sinistra non è un partito socialista o laburista ma i liberal).
Parliamo di quella parte di pensiero liberaldemocratico figlio dell'Iluminismo e delle rivoluzioni borghesi più che di quelle proletarie, quindi di un liberalismo "di sinistra", che guarda a Stuart Mills piuttosto che a Adam Smith. Un liberalismo fatto sostanzialmente di due cose:
- lotta per i diritti (individuali, non di classe, i diritti del cittadino, dell'uomo e della donna, quindi diritti di matrice liberale come è di matrice liberal-democratica, in fondo, la Carta dei diritti universali dell'Onu);
- difesa di alcuni importanti valori (i valori di sempre della sinistra europea: giustizia, eguaglianza delle possibilità, laicità, e mettiamoci vicino la solidarietà che non appartiene propriamente al bagaglio liberale ma può entrarci agevolmente, e mettiamoci anche il valore della ricerca della felicità della costituzione americana, perché no).
Purtoppo sui diritti individuali in Italia non c'è mai stato nessuno se non i radicali (e occasionalmente i socialisti); sul versante dei valori, invece, i campioni assoluti sono i cattolici. Per questo anche molti non-credenti spesso si trovano più a loro agio con i cattolici (certi cattolici) che con tanta gente di sinistra, che più che cinica, come è stato scritto sul Corrierone, mi pare disillusa, svuotata, oppure assurdamente manichea.
Riuscirà il nuovo leader del PD a cambiare le cose? Il punto non è questo. Franceschini è impegnato nell'impresa improba di far convivere e amalgamare due culture politiche, e io spero ci riesca. Ma il punto che dovrebbe stare a cuore a tanta gente di sinistra, qualunque cosa oggi questa parola significhi, è se la sinistra avrà la forza (intellettuale e morale) di darsi un nuovo statuto, un nuovo bagaglio di idee e di strumenti di analisi, una nuova prassi politica.
Mi si dirà che il problema non si pone perché la sinistra è morta. E non è vero, in Spagna ad esempio è viva e vegeta anche se i nostri pidiessini prodiani per anni ci hanno raccontato che qui da noi si stava meglio (perché si stava peggio?).
Mi si dirà che tutto questo non serve, che sa di polverosi congressi e pensosi tomi di filosofi, mentre oggi per fare politica è sufficiente un buon leader carismatico, capace di giocarsi la carta del populismo. E anche questo non è vero, la politica dev'essere fatta di idee, soprattutto di idee.
Fortunatamente, se guardo a come si sta muovendo Obama, mi sento un tantino confortato.

Paris - un viaggio

Le Diable, probablement

Alle 8 del mattino i parigini ancora dormono...(e Lisa si gode la piazza)

Anche a testa in giù è sempre un bel vedere.

Udite udite: la lingua francese non appartiene ai francesi.
(e Asterix non è il mio antenato!)

Parigi è una città sensuale, ci hanno ambientato Ultimo tango, Henry Miller ci scrisse i suoi Tropici...
Si è portati a pensare che in ognuna di queste mansarde, dietro ai milioni di abbaini affacciati sui vicoli e sui boulevards, ci sia una coppia che sta facendo l'amore.
Il profeta indiano. Su un muro del Quartiere latino. Occhio per occhio rende il mondo cieco.

Trionfo della modernità. Ingegneria meccanica. Luce elettrica. I lumi. Una lancia di metallo e bulloni conficcata sul costato del Cielo. Ottimismo del tempo che fu.

"I'm throwing my arms around Paris/because only stone and steel accept my love."
Morrisssey, dall'ultimo album Years of refusal

Bastard Sons of Dioniso: l'intervista

L'intervista ai Bastard Sons of Dioniso nel backstage di X Factor lunedì 16 febbraio (grazie a Pier Francesco Fedrizzi e e all'ufficio stampa di Rai 2) è su youtube.
In poche ore ha totalizzato più di un migliaio di collegamenti. Potenza della tv, se penso che la clip del mio romanzo è stata vista 500 volte in quasi due anni sono basito...
L'intervista è anche sul sito ufficiale dei Bastard e ovviamente su quello di Format, il centro audiovisivi della Provincia autonoma di Trento che ha messo assieme il tutto assieme a Gianfranco Dusmet.
I Bastard continuano la loro cavalcata; lunedì prossimo saranno alle prese con un bellissimi pezzo dei Rem che esalterà sicuramente le loro qualità vocali.

Barzellette

Suggerisco un'altra barzelletta al nostro presidente del Consiglio.

Come ci stanno 20 ebrei in una Cinquecento? Nel posacenere.

BATTUTONA!!!!!

X-Factor in my mind

L'altra sera a Milano per X Factor, di cui ho scritto qui altre volte.
Viaggio in pullman con fans e familiari dei Bastard Sons of Dioniso, che in Trentino sono diventati delle star (ma anche prima erano conosciuti, sono 4-5 anni che suonano nei pub e ai concorsi locali).
Qualche imbarazzo in un angolo del cervello per il gap generazionale: insomma, per me la musica è stata davvero molto (assieme alla letteratura), è stata lo specchio in cui mi sono riflesso, la voce che mi ha narrato, la sottolineatura dei momenti belli e di quelli tragici, l'amplificatore di tante emozioni. Sarà lo stesso per loro? Immagino di sì, a parte i gusti differenti (gli Ac/Dc, C.S.N. & Y. e Deep Purple li ho ascoltati anch'io, ma propendo per gente come Velvet Underground o Bowie). Solo che il pop, in tutte le sue sfaccettature, non riesce a togliersi di dosso, suo malgrado, una certa patina adolescenziale, e dunque: è lecito ascoltarlo con tanta passione dopo i 40 anni? Pete Townshend non cantava forse "Spero di morire prima di diventare vecchio"? (anche se canta ancora, il vecchietto!).
Fuori dal finestrino scorre la pianura, paesi addossati alle colline, la barriera delle Alpi alle loro spalle, scorci rurali con vista sull'autostrada, capannoni e masserie, campi, svincoli. Pausa-pranzo con panini e birra, un tavolo da festa campestre compare magicamente dal bagagliaio, organizzazione oliata da molte feste, suppongo. Poi musica, cori di montagna, fisarmonica (le radici rurali e il rock, questo connubio molto trentino, molto delta del Mississipi...) e la campagna entra in città, diventa città.
Ci fermiamo su un vialone, di fianco a un luogo assolutamente anonimo, una fabbrica dismessa, pare. Tutti sul pullman sono già stati qui, le scorse settimane. Conoscono le regole. Le cose da consegnare ai tre devono essere senza etichette (esigenze del reality), o con le etichette coperte dal nastro adesivo. Niente giornali, niente lettere, cellulari ecc.
Facciamo la fila, noi come troupe abbiamo un percorso privilegiato. Siamo in un grande loft, anonimo, pareti grige. Come spesso avviene, i luoghi dove succedono le cose sono poco appariscenti. Saliamo una scala. Dall'altra parte c'è lo studio sfavillante. Magari lo stesso fantasma del palcoscenico acquattato da qualche parte assieme al dottor Sax.
Velocemente si riempie, i familiari davanti, i fan club con gli striscioni alle loro spalle, la claque dà le istruzioni al pubblico, ma il pubblico smaliziato degli anni 2000 sa benissimo cosa fare.
E lo show ha inizio, non mi pare il caso di raccontarvelo perché l'avete già visto in tv (se vi piace X Factor). C'è chi dice che è uno spettacolo pessimo: a me, e mi ripeto, non pare proprio. Considerato che fino ad oggi l'unica trasmissione musicale in Italia era Sanremo (dai tempi di Mr. Fantasy, se non sbaglio) , beh...preferisco di gran lunga X Factor. Certo, c'è un limite, ed è dato dal fatto che si cantano solo pezzi noti (cioé cover): peraltro, proprio questa sua caratteristica ne fa una trasmissione musicalmente pedagogica. Anche lunedì abbiamo sentito, fra gli altri, brani come Impressioni di settembre o Whis you were here, e abbiamo sentito citare nomi come Robert Frip (da Morgan) e Blue Nile (da Bosé). Non male, per una trasmissione in prima serata. Dà l'idea che la musica che abbiamo sempre ascoltato (che non è Celentano o Mina) sia diventata finalmente patrimonio comune. L'interrogativo semmai è: vuol dire che i Pink Floyd o la PFM sono oggi la nuova leggera globale, buona per tutte le occasioni? Può essere. Ma poi, no, i Pink Floyd non sono "Siamo i Watussi" e nemmeno "E intanto il tempo se ne vaaa...". C'è dietro un altro spirito, un altro mood. Sono sempre sette note, ma anche le lettere sono sempre quelle, solo che ci puoi scrivere un romanzo di puro intrattenimento o uno di Hemingway, Pavese, Boll, Kundera.
Sanremo è lo spettacolo tradizionale, il presentatore col farfallino, la spalla, i siparieti comici, i fiori, il pubblico compassato in sala (con qualche goccia di rock, quest'anno gli Afterhour, per insaporire la pietanza), X Factor è un'altra cosa, è veloce, polemico, è un'arena dei leoni, i fan club ruggiscono sugli spalti, i giudici grandi mattatori. E poi, quella sfida vocale che abbiamo sentito l'altra sera, il canto del cigno di Ambre Marie, onestamente, è stata da brivido.
Nell'incontrare i disponibilissimi Bastard, infine, mi sono detto: questi sono veri, questi alla musica ci credono, lo show business, l'attenzione per il look e la scenografia (a volte fin troppo presente in X Factor) non li schiaccerà. Se invece potessero avere una chances, beh, ben venga. Allunghino le mani e colgano la mela d'oro.
Consapevoli delle insidie della società dello spettacolo, questo sì. Ci tenevano a lanciare un messaggio ai gruppi della loro valle con cui hanno suonato fino all'altro ieri, a dire loro che quando usciranno torneranno a fare cose assieme, e questo gli fa onore. Lamentano l'assenza della loro Natura, non edificata, non sono dei metropolitani, "l'unico albero che avevamo fuori di qui ce l'hanno tagliato". E se potessero scegliere loro un pezzo? Non i White Stripes, non gli Strokes o gli Arctic Monkeys: i Beatles :-)
Alla fine dello show tutti fuori tranne i familiari stretti e le fidanzate. I cantanti escono tutti assieme, con Gaudi. Dieci minuti per parlare, abbracciarsi, scambiarsi un po' di affettuosità. Poi l'organizzazione li sequestra e li conduce via nei loro loft.
In bocca al lupo, ragazzi. Come cantavano gli Who, the kids are allright.
L'intervista sarà visibile sul sito di Format, il centro audiovisivi della Provincia autonoma di Trento (http://www.audiovisivi.provincia.tn.it/)


I'm going to X-Factor

E' tempo di fare un discorso su X-Factor, trasmissione che mi prende bene non solo perché sono un appassionato di musica (ovviamente), non solo perché sono forse to old to rock n roll ma certamente sono too young to die, come cantavano, (ovviamente), i Jethro Tull, ma anche e soprattutto perché mi piacciono i Bastard Sons of Dioniso. E non perché sono trentini, semplicemente perché sono bastard.
Su X-Factor ognuno la pensa come vuole. C'è chi lo accomuna al Grande Fratello e ad altra tv spazzatura. A parte che il primo Grande Fratello aveva un suo perché (volgarizzava, come scrissi in un memorabile fondo, un'idea di Andy Warhol: "Tutti possono essere famosi per 15 minuti"); è che personalmente la trovo una trasmissione molto ben fatta. Si dice che la musica non fa audience, a meno di non piazzarla dentro a un contenitore (tipicamente: l'ospite della domenica).
X-Factor ha dimostrato che non è necessariamente così. E poi, a differenza di Sanremo, X-Factor non è una trasmissione fatta solo di canzoni da promuovere. La musica viene discussa, da gente che ci capisce (specie Morgan), e i litigi della giuria, veri o finto che siano, ripropongono questioni che sono vitali per tutti gli appassionati: cos'è arte e cos'è intrattenimento? Dov'è che finisce uno e inizia l'altro? Come si sposano musica e immagine? Cosa determina il succeso o il fallimento?
E poi, non è banale sentire in una trasmissione per il largo pubblico pezzi come Starman (Bowie), Walk on the wild side (Lou Reed), Rock the Kasbah (Clash). Certo, difficilmente sentiremo l'avanguardia rock (che cosa sia, oggi, difficile a dirsi); ma la speranza è che i giovani, attraverso le esibizioni dei loro preferiti si avvicinino ai grandi classici del passato, e per me questo è oro, è l'unica maniera di dimostrare che la musica in questione non è per forza di cose "leggera", cioé effimera, commerciale, inconsistente, destinata a bruciarsi subito. E poi, esprimersi è importante, esprimersi (magari attraverso la musica, o la scrittura) è la cosa in sé specie quando si è giovani. Se qualche ragazzo o ragazza imparerà a farlo attraverso X-Factor, comprando una chitarra - persino una magic guitar - anzichè darsi fuoco con gli amci per finire prima su youtube, sarà già una gran bella cosa.
Spero solo che non venga modificata troppo la sua formula calcando la mano sull'aspetto "competizione" (questi inserimenti di nuovi concorrenti a metà show mi sembrano una cazzata, ad esempio).
In ogni caso, per essere show business, è un gran bel show business. Se Mozart fosse vivo, ci si butterebbe a pesce.

Dimenticavo: il pezzo dei Bastard. E' My Sharona dei Knack. Questa volta non c'è molto da dire. Pura energia rock. Un brano che in quel 1979 abbiamo ballato tutti, estratto dall'album di esordio di un gruppo sparito quasi subito (certo non erano gli Who. E nemmeno i Killers se è per questo). Con un ottimo solo di chitarra nella parte centrale.

Canzone quasi d'amore

Nessuno può ritenersi fuori dalla tragedia di uno Stato che si impadronisce di ciò che non gli appartiene, la mia vita, la vita degli individui, infilandosi "a fin di bene" nel letto dei pazienti, o in quello degli amanti.
Condivido quello che scrive Ludik qui riguardo ai pericoli dello Stato etico. C'è anche un paradosso oltre alla tragedia. Che sempre più spesso ciò che formalmente non si può fare o non è concesso dalla legge viene realizzato "in privato", per vie che si possono percorrere, se non si fa troppo rumore, perché lo Stato chiude un occhio e qualcuno mosso da pietà o da interesse lo si trova (avete presente il film Le invasioni barbariche? Succede proprio questo). Se il signor Englaro avesse percorso queste strade non avrebbe avuto fastidi.
L'Italia in questo è speciale. E' speciale nel non prendere veramente decisioni per non scontentare nessuno, nel mediare all'infinito, nel sostituire ad una visione "adulta" dei problemi l'indignazione di facciata, i due pesi e le ventiquattro misure, i Family Day dei divorziati, il papismo degli atei devoti, le maschere, le manfrine, i compromessi, i compromessi storici, i tribunali della Sacra rota, le sparatorie di Capodanno, i parcheggiatori abusivi, i Berlusconi, i Veltroni, i Mentana, i Fede, i Santoro e quant'altro.
Credo nello Stato e nelle leggi fino a quando lo Stato e le leggi non mi fanno rimpiangere l'assenza quasi totale, nella nostra cultura, di pensiero liberale.

Non staro' piu' a cercare
parole che non trovo
per dirti cose vecchie
con il vestito nuovo
per raccontarti il vuoto
che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo
vivendo sui ricordi
giocando con i miei giorni
col tempo.

O forse vuoi che dica
che ho i capelli piu' corti
o che per le mie navi
son quasi chiusi i porti

io parlo sempre tanto
ma non ho ancora fedi
non voglio menar vanto
di me o della mia vita
costretta come dita
dei piedi.

Queste cose le sai
per te siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno
dei medesimi mali
per te siam tutti soli
ed e' nostro destino
tentare goffi voli d'azione o di parola,
volando come vola
il tacchino.

Non posso farci niente e tu puoi fare meno
sono vecchio d'orgoglio
mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno, ma...
c'e' una vita sola,
non ne sprechiamo niente
in tributi alla gente
o al sogno.

Le sere sono uguali
ma ogni sera e' diversa
e quasi non ti accorgi dell'energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi
buoni ad ogni evenienza
inseguendo la scienza
o il peccato.

Tutto questo lo sai
e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte
del vivere in provincia
per te sian tutti uguali
siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali
siamo vigliacchi e fieri
saggi, falsi, sinceri
coglioni.

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei gia' andata?
Ti dono, se vorrai,
questa noia gia' usata
tienila in mia memoria,
ma non e' un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro, non vale.
D'altra parte lo vedi
scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa
pago le mie illusioni

fingo d'aver capito
che vivere e' incontrarsi
aver sonno, appetito,
far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare...
grattarsi.

Guccini qualche volta ha provato a giustificarsi, a dire che questa canzone conteneva dell'ironia.
Ironia?

AMMORE (love songs for Valentine' day)


Visto che si avvicina San Valentino (i like it, expecially because it is...il mio compleanno, ebbene sì...), ecco un breve elenco di canzoni d'amore (si sa che i fissati con la musica amano gli elenchi). Non le più belle, né le più famose. Only songs. Per tutte le specie d'amore, nessuna esclusa (come cantavano i Velvet Underground).

I don't have much money, but boy if I did, I'd buy a big house where we both could live...
So che non è molto, ma è quanto di meglio io possa fare
il mio regalo è la mia canzone, e questa è per te.

Era Elton John all'inizio della sua carriera, e questa canzone, Your song, ...beh, è bellissima. Così bella che ha accompagnato, recentemente, un film di successo come Moulin Rouge (la bella era Nicole Kidman). Io la dedico a Roberta (la faccenda dei pochi soldi è particolarmente autobiografica...)

Brian Ferry dei Roxi Music invece è schiavo d'amore. Amore fashion, sensuale, torbido come la pellicola di Roman Polansky che ha utilizzato questa canzone, Luna di fiele. Brian è un vero divo, uno che vive dall'altra parte della luna rispetto ai comuni mortali...chissà come si sta.

Prendimi adesso baby, qui come sono, stringimi forte, prova a capire, il desiderio è forte è il fuoco che respiro, l'amore è un banchetto sul quale ci sfamiamo.
Vieni, ora, prova a capire, come mi sento quando sono nelle tue mani.
Prendi la mia mano, vieni al riparo, loro non possono ferirti, ora...
Perché la notte appartiene agli amanti,
perché la notte appartiene al desiderio,
perché la notte appartiene agli amanti,
perché la notte appartiene a noi.

Questa la scrisse Bruce Springsteen, la portò al successo Patti Smith, la regina del punk newyorkese, una che mescolava Rimbaud all'elettricità del rock sul palco del Cbgb's. Non ce n'è stata un'altra come lei.

Because the night appartiene a NOI!

E vicino al fuoco di Patti Smith come non mettere quello del re lucertola, Jim Morrison, il Dioniso del rock, il leader dei Doors? Questa canzone, Light my fire, cercarono di censurarla all'Ed Sullivan Show. Jim se ne fregò, e anzi, calcò l'accento su quell'higer (...più in alto, pensavano fosse un riferimento alla droga).

Vieni ragazza, accendi il mio fuoco...

Amore spirituale. Sono gli Urban Species, un gruppo classificato acid jazz dei primi '90. Peccato siano spariti. Questa canzone, poi diventata un jingle (fottuti creativi), per me è una delle migliori di tutti i tempi. Il video non le rende giustizia. Spiritual Love, dall'album Listen.

Amore come possesso.

Ogni movimento che farai,
Ogni promessa che tradirai,
Ogni sorriso che fingerai,
Ogni barriera che innalzerai,
Io sarò lì a guardarti.

Sono i Police, Every breath you take appartiene al loro ultimo periodo. Sting affronta così il mal d'amore. Si riscatterà nel suo primo album solista, con If you love somebody, set them free. Ma il pezzo, per quanto bello, non sarà così bello. Del resto, la gelosia è una fonte di ispirazione potentissima.

Mitico invece Bob Marley, il re del reggae. Ricorda i momenti belli passati con la sua donna, i raduni a Trenchtown, davanti alla casa del governatore, osservando gli ipocriti mischiarsi alla gente in gamba, amore e protesta, amore e amicizia, amore e comunità. In questo grande futuro, non puoi dimenticare il tuo passato (questo verso piacerebbe anche a Bossi...).
Ma...
e quando io non ci sarò più
tutto andrà bene...
così, asciuga le tue lacrime...

L'amore può anche essere trasgressivo. Ad esempio, si può rompere lo schema binario, introducendo un terzo elemento, ed ecco il numero dispari. Si potrebbe trattare di bisogno d'amore, in fondo...
E il solo pensarle, quelle mani, di lei, di lui...può essere un pensiero stupendo.
Qui Patty Pravo era a Domenica In, nel 1978. Non disprezzate. Ci voleva faccia tosta per cantare una canzone del genere nell'Italia andreottiana.

Il maestro della tragressione, invece, il Lou Reed approdato alla corte di Bowie, incise nel 1972 un pezzo meravigliosamente romantico su una giornata perfetta passata a dare da mangiare agli animali dello zoo, poi un cinema e infine a casa. Riscoperta in mille modi, dalla pubblicità, da Pavarotti, dal regista di Trainspotting (che cinicamente l'accoppia ad una scena d'overdose), rimane un brano dolcissimo, che continua a regalare grandi emozioni. Qui Perfect day è cantata a più voci da tanti artisti diversi.
Raccoglierai ciò che hai seminato...

Anche Bob Dylan raccoglie ciò che ha seminato, ovvero un divorzio. Ma mentre il suo matrimonio va a rotoli trova l'ispirazione per scrivere alla moglie una ballada immacolata come Sara, inclusa nell'album Desire (quello di Hurricane).

Lo stile di Paolo Conte è diverso. Alla donna che sta entrando nella sua vita, con una valigia piena di perplessità...

Libertà e perline colorate
ecco quello che io ti darò
e la sensualità delle vite disperate...
e una doccia ai bagni diurni, che sono degli abissi di tiepidità...

Che ironia sopraffina, che conoscenza della vita. Conte è demodé senza darlo a vedere, se io fossi una donna non avrei il coraggio di dire di no a una faccia così...

Infine un Tom Waits d'annata. La canzone non la canta più, ma Blue valentine rimane un pezzo così randagio e struggente...

and I die a little more on each st. valentine day
remember that I promised
I would write you...
these blue valentines blue valentines blue valentines

Ecco fatto, buona visione e buoni ascolti. Per ogni specie d'amore. Per uomini, donne, animali, dei, alberi, nuvole, libri, cantine, idee, diamanti, luoghi, ricordi, blog, sorrisi, piedi, mani, pensieri, uova.

(The Who)
Umberto Eco, Claudio Magris, Gae Aulenti, Salvatore Veca...
sono alcuni dei firmatari dell'appello Rompiamo il silenzio, che sta girando sulla rete (io l'ho trovato su Repubblica).
Condivido molti dei passaggi dell'appello, a partire da quello che denuncia il continuo ricorso alla demagogia nel discorso politico e nell'azione di governo.
"La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento."
Condivido anche questi passaggi sulla separazione dei poteri e la laicità.
"La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.
Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’ etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera."
Il testo completo è qui, assieme al modulo da firmare.
E come cantavano i Clash in Know your rights...
Sei avvertito
che ogni cosa dirai potrebbe essere e sarà usata
come prova contro di te.
Scappa!

Oh baby baby it's a wild world (parola di Yusuf Islam)

Il prossimo pezzo affidato da X Factor ai Bastard Sons of Dioniso è Wild World di Cat Stevens. Spero si accorgano che questo non è un pezzo da bastardi, e ne traggano le dovute conseguenze.


Cat Stevens dev'essere una brava persona. Comunque sia, questa è l'impressione che mi ha sempre fatto. Uno di quei cantautori degli anni '70, come Bruce Cockburn, il povero Nick Drake, lo stesso John Martyn, scomparso solo qualche giorno fa. Gente di cuore e di melodia, lontana dal lato più sfrenato del rock 'n' roll, capace di esplorare gli anfratti, di passare un pomeriggio di pioggia in un solaio, un pomeriggio di sole a guardare la polvere che danza su un raggio.
Mezzo greco-cipriota e mezzo svedese, cresciuto nella swingin' London, bello quanto basta per far battere più veloce il cuore delle fans arpeggiando con la sua chitarra, baciato dal successo prima con composizioni commerciali e poi, nel 1971, con un disco magnifico, che incanta in pari misura critica e pubblico, Tea for the Tillerman, Cat Stevens non poteva che sembrare all'epoca un candidato piuttosto improbabile alla conversione religiosa. E che conversione! Si fosse trattato di un vago misticismo lisergico alla George Harrison ok, di una transitoria infatuazione per la croce come quella che conobbe anche il Bob Dylan di Slow train coming e Saved, pazienza, ma qui parliamo di Islam, ed Islam vero. Infatti fra la fine dei selvaggi '70 e l'inizio degli oscuri '80 il buon Stephen Demetre Georgiou (questo il suo vero nome) abbraccia la fede di Maometto e diventa Yusuf Islam. Pare vi sia stato all'origine un voto fatto dopo essere scampato a un annegamento a Malibù. Mah! Davvero ci vuole così poco, per diventare credenti? Dopo di allora, musicalmente parlando, il buio o quasi. Ufficialmente perché la nuova religione gli vieta di fare mercimonio delle sue doti canore. Seguono l'apertura di una scuola islamica a Londra, varie iniziative benefiche o a sfondo religioso, una polemica nel 1989 per avere appoggiato la Fatwah contro Salman Rushdie (fosse vero, sarebbe grave, ma sul suo vivere l'Islam sono state raccontate anche molte palle), uno spiacevole episodio nel 2004 quando, volando verso gli States, scopre di essere sulla lista nera degli Usa, compilata dopo l'11 settembre: l'aereo su cui viaggia è costretto a cambiare rotta (pensavano che fosse diventato un dirottatore? Ah, la stupidità dei servizi di sicurezza!). Infine, recentemente, un timido ritorno alle scene, con la barba bianca di un vecchio profeta, gli occhiali e poco clamore. Ultime iniziative pubbliche: la partecipazione ad un disco i cui proventi andranno in beneficenza per le vittime delle guerra in Bosnia e la cover di un pezzo di George Harrison, The Day the World Gets 'Round, anche qui per destinare l'incasso ai bambini di Gaza, attraverso l'Onu e Save the Childrens. Sembra proprio che in questo modo Yusuf Islam sia riuscito a conciliare musica e fede.

Da cosa è scappato Cat Steves, quando ha deciso di smettere di cantare? Dai fantasmi della fama, dal calo dell'ispirazione? Dal padre (quello di cui parla in Father and Son, una delle canzoni più belle sull'argomento che mai siano state scritte? Ne ho parlato nel mio Music Box, per favore, andate a leggere).
Probabilmente non lo sapremo mai. Di certo, si direbbe abbia trovato la pace.

Wild World è la canzone di un romantico. La canzone di un uomo che non rinfaccia alla sua donna di averlo lasciato, anche se soffre. Di un amante che si sente in dovere di mettere in guardia la sua amata, anche se lei si sta allontanando da lui. Non la minaccia, non coltiva pensieri di vendetta, non le impone il burka né il suo ricordo minaccioso, come farà Sting in Every breath you take. L'avveisa che il mondo, là fuori, è un mondo crudele, un mondo selvaggio, mentre lei è solo una bambina, lui la ricorderà così, per sempre, come una bambina.
Ecco, cosa avevo dentro ci sono arrivato, amante è solo chi ama, non quello che è amato. Per questo son fortunato. Più di te, più di te” (Lucio Dalla)

Tesoro ti amo
ma se vuoi andartene,
abbi cura di te.
Spero che troverai tanti amici simpatici là fuori
ma ricorda solo che ce ne sono molti di cattivi,
stà in guardia.
(Wild World - Cat Stevens, 1971).