Keith Richards? basta, grazie

Su "La Repubblica" di oggi l'ennesimo colloquio con Keith Richards: "La mia vita da pirata del rock". Qualcuno dovrà pur dire, prima o poi, che oggi i Rolling Stones sono i Fabio Volo del rock, il gruppo-medio per l'uomo-medio. Che l'ultimo disco buono che han fatto è "Emotional rescue", ed erano i primi anni '80. Certo, ovviamente hanno tutto il diritto di emulare i vecchi bluesmen che sono andati avanti a suonare fino a 90 anni (quelli che sono sopravvissuti). Ma i vecchi bluesmen non vanno sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, a meno che non stuprino le loro madri. Che ha da dirci ancora Keith Richards? Quali spacconate può tirare fuori uno così, che non abbia già abbondantemente utilizzato in passato? Possibile che il rock - roba per noi 40-50enni, dopotutto, giacché i minorenni oggi non ascoltano musica, la scaricano soltanto - sia così prevedibile, e così infantile? Che non parli di come ci si può sentire in una domenica del genere, alla mia età, sospesi fra il fare e non fare, le stragi insensate dei casalesi e i compiti dei figli, il razzismo che bussa alla porta e i surgelati avariati, le morose in chat e i furbetti dei mille quartierini? Ma forse il pubblico del rock questo, vuole, oggi: vuole distrazione, evasione, vuole essere anestetizzato. "Operereste qualcuno senza anestetico?", chede il personaggio di un racconto di Hemingway. "Non sono tutti buoni gli oppi del popolo?". Ecco, il rock imbottito di Viagra degli Stones come oppio dei popoli. Non ci avevo mai pensato.