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Rosa di una rosa


Sri Lanka - Landscape from the top of Sigiriya

 
Eravamo saliti solo io e Alice. Un sentiero attrezzato, però ugualmente vertiginoso. Si stava avvicinando il temporale. Fra le rocce, all'attacco della salita, branchi di scimmie ipercinetiche. Eravamo soli.
Siamo saliti sempre più su, gradino dopo gradino, aggrappati a vecchi ferri arrugginiti, avvitati alla parete rocciosa. Infine siamo approdati alla cima. Gli unici, fin quando non ci ha raggiunto una coppia di ragazzi cinesi. Uno di quei momenti belli. Quando sei in cima a qualcosa e vorresti salire ancora, di slancio, vorresti trovare la corda che pende dal cielo.
Non aveva piovuto, solo ammassi nuvolosi sopra la savana e i villaggi e le strade in riparazione e i corsi d'acqua e i chioschi e le rovine e i lodges e le risaie.
Boato nel ricordo, nel tempo che verrà.

Istanbul












Istanbul, Fener e Corno d'Oro, marzo 2012.

Piste battute - parata - illuminazioni 2


Sul balcone si tratteneva il fiato, nell'attesa. Come per la comparsa di una star, annunciata eppure in forse, non del tutto scontato potesse concedersi, anche a noi, quella sera, così.
Geometria scintillante, orgoglio della modernità. Incompresa, piace a tutti. Relitto del passato, di una grandeur che non c'è più, un osare pazzo e sfrenato, sulla città già famosa, in faccia al mondo.

Sera


Quando tramonta, i pezzi sparsi della giornata come per magia si ricompongono. Tutte le linee combaciano, gli angoli incontrandosi formano croci ma potrebbero essere stelle. Cespugli crescono negli interstizi, si entra o si esce dalle case. Da questa riconciliazione dipende l'andamento della notte, la veglia o il sonno, i sogni o gli incubi. E' il momento delicato della restituzione e del bilancio parziale.

GHANA - pictures

Alcune foto - per una volta abbastanza "classiche" - dall'Africa. Novembre 2011.

Presenza

Street of Accra

Fiume Volta

AFRICA DA NOBEL - MOSTRA FOTOGRAFICA


Una mia foto che è parte della mostra fotografica "Africa da Nobel - volti che fermano i deserti", in questi giorni alle Acli di Trento (via Roma), in seguito, speriamo, anche in bar, alberghi, locali pubblici, insomma luoghi di vita quotidiana, per mostrare un'Africa ricca della sua quotidianità. Un'Africa che non muore di fame, che non si fa la guerra, che studia, mangia, vende, suona, ride, si sposta.
Nella mostra foto anche di Paolo Michelini e Laura Ruaben.
Una particolarità dell'iniziativa è data dall'allestimento volutamente "povero": cornici di cartone corredate di dida (proverbi africani) tracciate con il laser, che possono essere immediatamente coperte con un altro strato di cartone quando si deteriorano. Un modo di usare e riusare le cose molto africano, appunto. L'altra peculiarità è la raccolta fondi per il Corno d'Africa annessa alla mostra, assieme all'associazione "Una scuola per la vita".

Foto: Somalia, scuola sotto l'acacia, 2004.

Sulla riva


Lago di Madrano.

In Zimbabwe


Landscape


Women


Child in Mutoko's hospital.


Water.


Trees


L'intervento è riuscito. Il liquido cerebrale, accumulatosi nel capo del bambino a causa di infezioni contratte durante la gestazione o subito dopo il parto, viene ora drenato con un catetere nella cavità addominale, dove viene riassorbito dal corpo. Lentamente la situazione ritorna alla normalità.

Grazie a Carlo Spagnolli, Michele Conti, Lia Beltrami, alla Provincia autonoma di Trento e a tutti gli amici dell'ospedale Luisa Guidotti di Mutoko.

Cucire, suturare



C'è chi si adopera per questo. Sanare, suturare, cucire. Lenire il dolore degli altri e a volte anche il proprio, naturalmente.
I più ammirevoli sono quelli che lo fanno senza clamore. Anche se non ho mai pensato che l'esposizione del dolore e delle sue conseguenze (comprese quelle positive, la cura, in ogni sua forma) siano cose di per sé riprovevoli.

Pavese diceva che al dolore non si sfugge, che una volta sperimentato tornerà e tornerà, che non puoi "farci il callo". Si riferiva al dolore esistenziale.
In quanto all'esperienza della sofferenza fisica, del male in natura, della malattia, i dottori di solito l'affrontano come i giornalisti affrontano le notizie peggiori. Con una sorta di distacco, di fatalismo. Necessario all'esercizio della professione. Allora forse a questo tipo di dolore ci si abitua, ci si abitua per forza.
(Parliamo, certo, del dolore altrui, che puoi condividere fino a un certo punto).

Abbiamo visto tante serie tv sugli ospedali, sappiamo che lì dentro si può anche ridere.

La volontà di dio. Il ciclo della morte e della rinascita. Il conforto che viene da un paesaggio, un colpo di vento, l'agitarsi di una tenda, il passaggio di una nuvola nel rettangolo della finestra. Il conforto del cibo e degli antidolorifici.

In Africa la gente vive gomito a gomito con la sofferenza e la morte, tutti i giorni, eppure la vita sembra scorrere più lieve, più che qui, con meno clamore. Forse è solo apparenza, so per esperienza che spesso la gente malata si nasconde, non ama farsi vedere ridotta in quel modo. Gli stessi parenti a volte non resistono, fuggono.
Alcuni nel prendersi cura degli altri si sentono importanti.
Alcuni riescono a conservare quel sorriso, e tutto intorno si illumina, si rasserena, anche in un ospedale in mezzo alla savana, con le galline e le mucche, fuori, con la luce che va e viene.

E poi, le mamme felici, dopo che ai bambini è stata tolta l'acqua dal capo. L'orgoglio dei dottori, quella sorta di spavalderia, persino. Come ci si deve sentire, a fare un lavoro davvero utile.

E poi ancora, arriva un altro tramonto.

Foto: In Zimbabwe (L'uovo fritto)

Nuvole


Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

F. De André

(foto dell'Uovo fritto)

Lungomare


Colombo, Sri Lanka. Lungomare di fronte al Galle Face Hotel.

Domani nella battaglia pensa a me 4.0


E' faticoso muoversi nell'ombra e spiare senza essere visto o cercando di non essere scoperto, come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possono avere uguali conoscenze, ad un amico si nasconde una cosa e ad un altro un'altra diversa da quella che è nota al primo, si inventano per una donna storie complesse che poi bisogna ricordare per sempre nei dettagli come se si fossero vissute, con il rischio di farsi scoprire più tardi, e a un'altra donna più nuova si racconta la verità su tutto tranne su quelle cose innocue che ci provocano vergogna in noi stessi: (...) che andiamo matti per il gioco d'azzardo o ci piace un'attrice che ammettiamo essere odiosa e persino offensiva, che abbiamo un carattere tremendo e fumiamo appena svegli e che fantastichiamo su una certa pratica sessuale che si considera aberrante e che non osiamo proporle. Non sempre si occulta per il proprio interesse o per paura o per avere commesso una vera mancanza, non sempre per difendersi, molte volte lo si fa per non dare un dispiacere o non guastare una festa e per non arrecare danno, altre volte per puro civismo, non è buona educazione né da persone civili farsi conoscere del tutto, figurarsi mostrare le manie e i vizi: a volte sono le origini ciò che si tace o si falsifica perché quasi tutti avremmo preferito un'ascendenza diversa in qualcuno dei nostri quattro quarti, la gente nasconde i genitori e i nonni e i fratelli, i mariti e le mogli (...). Ci vergogniamo di troppe cose, del nostro aspetto e delle nostre convinzioni passate, della nostra ingenuità e della nostra ignoranza, della sottomissione o dell'orgoglio che abbiamo dimostrato una volta, della transigenza e dell'intransigenza, di tante cose proposte o dette senza convinzione, di esserci innamorati di chi ci siamo innamorati e di essere stati amici di chi lo siamo stati, le vite sono spesso tradimento e negazione continui di ciò che è stato prima, si sconvolge e si deforma tutto man mano che passa il tempo, e tuttavia continuiamo ad essere coscienti, per quanto vogliamo ingannare noi stessi, che teniamo dei segreti e racchiudiamo in noi dei misteri (...).

Javier Marìas

Foto: vicolo di Riva del Garda (marco pontoni)

Luce. Acque.






Una delle foto più fighe che mi abbiano scattato



Ovviamente perché mi si vede poco.
Autore il solito Romano Magrone. Circa 2006, Sri Lanka o India...

Lima. Perù.


A volte, quando la nebbia si dirada, e i colori non sono più solamente il grigio e il marrone, Lima può persino sembrare gradevole, dal 20esimo piano dell'hotel Marriot, mentre un paracadute passa davanti alla finestra, cercando di atterrare sul bordo del Pacifico.
Per il resto, rimane una delle città più orribili che abbia visto in vita mia.



Manchay tre anni fa mi era sembrato l'inferno sulla terra. Un quartiere di 80.000 persone - migranti interni, sospinti qui dalle correnti generate dalla povertà e dall'insicurezza - , cresciuto dentro a una valletta laterale, sulle pendici delle Ande, un deserto come del resto tutta questa parte di costa, polvere e desolazione. Nel frattempo, alcune cose sono cambiate. Adesso c'è una strada asfaltata, la densità di scuole, a giudicare dalle insegne, è molto elevata (scuole private, siamo in America, qui tutto è privato, istruzione, salute, salvezza...)
Se c'è speranza persino a Manchay, c'è speranza ovunque (foto qui sotto: il centro di formazione professionale "Giovanni Paolo II" costruito dalla Pat).


La sera il traffico prende la metropoli d'assedio. La cintura di baraccopoli che la borda, ad ovest, si accende di luci, a est resta l'Oceano. Sul terrazzo del centro commerciale più grande del Perù sta per iniziare un concerto. Le automobili sono quasi tutte di grossa cilindrata, l'America ha qualche problema con le vie di mezzo.


Sono viaggi brevi da cui si ritorna stravolti dal jet-lag. Forse un giorno vedrò anche le cose che vedono i turisti, del Perù. Per questa volta, mi porto a casa un sorriso.

Rifugio Gran Pilastro



In cima alla val di Vizze, lassù sulla sinistra, sospeso sopra la lingua del ghiacciaio.

Uno scrittore: Orhan Pamuk - amore&suggestioni

Si immaginava come il triste e romantico protagonista di un romanzo di Turgenev mentre va incontro alla donna sognata per anni. Ka amava Turgenev, che, ormai in Europa, sognava nostalgico la patria che aveva lasciato, stanco dei suoi infiniti problemi e della sua arretratezza come dei suoi raffinati romanzi. Ma diciamo la verità: non aveva sognato Ipek per anni come succedeva nei romanzi di Turgenev. Aveva soltanto sognato una donna come Ipek, e forse lei gli veniva in mente ogni tanto. Ma, appena saputo che lei si era separata dal marito, aveva cominciato a pensarla, e adesso per instaurare un rapporto più profondo e vero con Ipek voleva colmare la lacuna creata dal fatto di non averla sognata abbastanza con la musica che sentiva e con il romanticismo di Turgenev.

da Orhan Pamuk, Neve, Einaudi, prima ed. 2004.
(foto: violinista ambulante davanti al Beaubourg, Parigi - Marco Pontoni)

Il poeta è un fingitore, e finge così completamente, che arriva a fingere che sia dolore, il dolore che davvero sente.

Fernando Pessoa

Paris - un viaggio

Le Diable, probablement

Alle 8 del mattino i parigini ancora dormono...(e Lisa si gode la piazza)

Anche a testa in giù è sempre un bel vedere.

Udite udite: la lingua francese non appartiene ai francesi.
(e Asterix non è il mio antenato!)

Parigi è una città sensuale, ci hanno ambientato Ultimo tango, Henry Miller ci scrisse i suoi Tropici...
Si è portati a pensare che in ognuna di queste mansarde, dietro ai milioni di abbaini affacciati sui vicoli e sui boulevards, ci sia una coppia che sta facendo l'amore.
Il profeta indiano. Su un muro del Quartiere latino. Occhio per occhio rende il mondo cieco.

Trionfo della modernità. Ingegneria meccanica. Luce elettrica. I lumi. Una lancia di metallo e bulloni conficcata sul costato del Cielo. Ottimismo del tempo che fu.

"I'm throwing my arms around Paris/because only stone and steel accept my love."
Morrisssey, dall'ultimo album Years of refusal