Ship under white clouds
Etichette:
foto,
fotografie,
Hebrides,
isle of Ulva,
marco pontoni,
Scotland
Scotland - Ulva Island
L'isola di Ulva, oggi disabitata. I contadini vennero cacciati brutalmente dal Landlord a metà '800, per fare spazio agli allevamenti di pecore. Alcune famiglie si trasferirono nei bacini carboniferi (come la famiglia Livingstone, quella del famoso esploratore), altre emigrarono in Australia o in Canada. Cose analoghe sono avvenute in tutte le Highlands. La wilderness che apprezziamo così tanto è, in realtà, almeno in parte, un prodotto dell'uomo.
Alice on the beach
Prima immagine della Scozia. Alice nella spiaggia di Calgary, isola di Mull. Mentre il sole scivola dietro l'Atlantico.
Lou Reed plays Lulu
La copertina del nuovo lavoro di Lou Reed, con i Metallica, in uscita a fine ottobre. Ispirato alla Lulu di Frank Wedekind (rock e letteratura, come in "The Raven"!).
Ancora su John Lydon e il punk
Una delle cose interessanti dell'attitudine punk era il geniale dilettantismo. L'idea di fondo : "Non sappiamo suonare, possiamo essere una band". Una reazione contro la deriva tecnicista dell'epoca (nella pop culture), di gruppi come Yes o Genesis. John Lydon racconta nella sua autobiografia che Rick Wakeman minacciò la sua casa discografica di andarsene, se avessero fatto incidere i Sex Pistols.
In verità i Sex Pistols qualche accordo lo conoscevano, e il batterista sapeva tenere il ritmo. I due veri antimusicisti erano Sid Vicious e Johnny Rotten. Il primo, era essenzialmente un ragazzo disadattato e un poseur, e ha fatto la triste fine che sappiamo. Lydon no: non era certo un cantante (nel senso di Freddie Mercury, o David Bowie) eppure cantava, e nessun altro avrebbe potuto cantare "Anarchy..." come lui.
Ciò non significa ovviamente che non si debba studiare. Ho il massimo rispetto per lo studio, che è la cosa che forse ho amato di più nella vita (lo dico anche pensando ad un post che mi è arrivato recentemente, riguardo a un mio scritto su Baumann). Però trovo straordinario che dei ragazzi di 19 anni prendessero la cosa così, e riuscissero a farla. Ragazzi senza preparazione di base, senza soldi, senza gli strumenti, o quasi. Un atteggiamento assolutamente antiaristocratico eppure non naives, anzi, a suo modo snob.
Peraltro, dietro a tutto questo non c'era alcuna attrazione per l'essere perdenti, loosers. I Pistols non desideravano incidere per una piccola casa discografica indipendente. Pur detestando i gruppi che definivano "dinosauri", quelli che si esibivano solo per le grandi platee, in realtà volevano il massimo del successo e la massima visibilità possibili. L'idea non era di rimanere fuori dal sistema ma di entrarci e provare a scardinarlo.
Mi piacerebbe veder nascere una generazione di geniali dilettanti che fanno senza timori reverenziali e senza copiare, infischiandosene delle regole dei circuiti commerciali. Le ultime espressioni le abbiamo viste forse con l'hip hop: i graffiti, il ballo di strada, l'estetica del corpo. Purtroppo tutto viene fagocitato così in fretta. L'arte visuale si è data anch'essa le sue regole, ormai stantie: l'abuso dei corpi, l'estetica necrofila (Rotten all'inizio era colorato, la copertina dell'album era colorata), l'antitecnica elevata a sistema, quindi una tecnica anch'essa, l'incomprensibile come programma (i punk erano diretti e "popolari").
Tutto si risolve in leggi non scritte, critica, divise, gente che se la tira, corsi e concorsi che servono solo a far girare soldi.
Ma all'inizio il punk non era divisa, non era le creste gialle e i giubbotti, non era "scuola", pagine di riviste patinate e modelle anoressiche, era pura creatività, pura espressione di sé. In una stagione caratterizzata da crisi economica, "No future" come orizzonte. Nichilismo? Rotten rifiuta questa definizione. Era un calcio in culo. Un senso selvaggio.
Di questo forse ha scritto Alberoni, di come i movimenti si istituzionalizzano, di come l'underground diventa mainstream.
Il disavanzo delle democrazie
Non so se Ernesto Galli Della Loggia intendeva dire esattamente le cose che penso io, nel suo fondo di oggi sul Corriere intitolato "Il disavanzo delle democrazie".
Scrive: "(dagli anni '70) la crescita dei redditi, la rivoluzione dei consumi e la comparsa di sempre nuovi beni di uso quotidiano hanno cominciato ad occupare sempre di più l'orizzonte delle nostre società... In questo modo dal dibattito ufficiale delle democrazie è stato rapidamente espulso ogni elemento ideale". Il corollario è che se i governi non riescono ad assicurare sempre nuovo benessere, nuovi benefici, nuovi "diritti" a singoli e gruppi, come accade quando le risorse si assottigliano, esplodono le rivolte come quella recente in Inghilterra.
Io personalmente quelle rivolte le capisco. Non dico che le condivido ma le capisco. Si è detto che non sono i nuovi "moti per il pane" (quelli in Occidente non ci sono più da un pezzo, in Africa invece sì), che i "teppisti" rubavano prodotti ad alta tecnologia. A parte che queste cose in Italia le abbiamo già viste (gli espropri proletari degli anni '70, ed erano veri proletari?), ripeto, questo atteggiamento mi pare comprensibile. Abbiamo costruito un mondo sulla fascinazione delle merci. Un mondo in cui se non cambi pc e cellulare una volta all'anno sei una merda (anche perchè dopo un po' non ti funzionano più, a differenza della vecchia Radiomarelli dei miei, durata trent'anni). Un mondo dominato da multinazionali che (come ho sentito dire con orgoglio qualche anno fa a Trento da un sedicente manager) hanno come principale obiettivo quello di ridurre il ciclo di un prodotto da 6 a 3 mesi. Un mondo che ti bombarda di messaggi che ti dicono che se non sei bello ed elegantemente vestito vali meno di zero. Un mondo ossessionato dall'aggiornamento continuo, dall'innovazione continua (anche quando peggiora quello che prima funzionava benissimo), dalla competizione continua (fino all'altroieri ci andava bene, visto che i ganzi eravamo noi, adesso la roba di qualità la fanno dappertutto a costi infinitamente più bassi, e son cazzi: piccolo esempio, l'attrezzo medico che ho visto adoperare in Zimbabwe, costo in Europa 1500 dollari, in India 37 dollari). Un mondo dove devi essere perennemente giovane (come se i giovani avessero qualche potere taumaturgico). Un mondo virtuale, dove tutto sembra finto e fattibile. Un mondo "no limits".
Come meravigliarsi se la gente ad un certo punto cerca di arraffare un po' di tutto questo, quando non può procurarselo in altro modo? Come meravigliarsi che veda nell'ennesima cazzata al plasma, quella cosa irrinunciabile per la quale vale pur la pena di correre il rischio di incrociare la traiettoria di una pallottola? Non è forse questo il nuovo pane, del corpo e dello spirito?
Che poi, quello innescato dalle merci è un rapporto di amore-odio, come tutti i rapporti feticisti. Abbiamo visto bande che assaltavano i negozi e al tempo stesso case e auto bruciare. Merci di cui impossessarsi spasmodicamente e merci da distruggere. Al fondo, in queste esplosioni si torna alla vecchia economia di rapina, che altre bande, nelle savane o nei cda delle Compagnie, hanno praticato per secoli. Il buon vecchio homo oeconomicus al massimo del suo splendore, impegnato a massimizzare il suo personale beneficio. Con un po' di fun per condire il tutto.
La risposta alla crisi delle democrazie innescata dalla crisi della spesa pubblica, secondo Galli Della Loggia, consiste nel "trovare alla democrazia nuovi contenuti". D'accordissimo, ma mi pare improbabile. Abbiamo avuto per vent'anni un premier che diceva alle giovani disoccupate di cercare di sposarsi un miliardario, e adesso ci ritroviamo con qualche genio della finanza pubblica che crede si possano risolvere i problemi accorpando qualche festività. Ah, sì, ovviamente lo scopo è lavorare di più (ma le tecnologie non avrebbero dovuto liberare più tempo per la vita? Anche perchè in una società dei consumi come fai a consumare adeguatamente se non hai tempo per farlo? E comunque, c'è qualcuno in Europa che vuole diventare cinese?).
E poi, si accorgono che esiste l'evasione fiscale. Però, ci voleva questo terremoto! Peggio ancora, senza alcun pudore riscoprono la Tobin Tax, che dieci anni fa era quella misura pericolosissima che volevano i no global e che sembrava una bestemmia economica.
Questo è quello che dicono e fanno. Queste le pallottole spuntate che hanno in canna. Potrebbero dire che un mondo sta crollando, come profetizzava Barbara Spinelli quando scriveva su "la Stampa", e sarebbero più onesti. Spesso è successo, nella storia. La fine della schiavitù nell'antica Roma, la tratta dei neri verso le Americhe e le colonie, l'avvento dell'economia finanziaria e delle banche, l'introduzione delle macchine a vapore e le enclosure, il comunismo, la crisi del '29 sono tutte cose che hanno stravolto gli assetti precedenti, che hanno fatto crollare mondi (facendo nascerne altri). Almeno ditecelo, che sta succedendo qualcosa del genere, che ci prepariamo.
Ma se sono le cose di cui si discute a Roma in questi giorni i valori delle nuove democrazie non mi sembrano un granché.
Iscriviti a:
Post (Atom)