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a letter to elise - macchine fluide



Questa canzone...
Ma non è onesto postare solo delle canzoni, servirsi del lavoro degli altri. Così, ecco un breve passaggio dal mio romanzo "Macchine fluide", segnalato al Premio Calvino 1997, mai pubblicato, of course.

Entra la signora Asimova. È sdraiata sul letto, al buio, ancora vestita. La bambina dorme sdraiata accanto a lei. Solleva una gamba. Resta così per qualche istante. La gamba tremola come la fiamma di una candela.
"Se solo riuscissi ad essere più sicura di me. Più sicura di me! Mi dico: è forse questa la felicità di cui si sussurra con tanta segretezza? Perché quando parlo con qualcuno, d'improvviso, senza ragione, una gelatina fredda, schifosa, m'invade sottopelle, e allora non riesco più a dire nulla, nulla che non sia qualcosa di poco intelligente? Eppure, non c'è motivo di pensare che io sia poco intelligente.
Guardo gli altri, li osservo da lontano, senza che se ne accorgano, li osservo mentre stanno tra loro, mentre si accalorano per futili ragioni, qui come a Mosca, o perfino nella casa di campagna dei miei nonni, dove andavamo a trascorrere le vacanze estive, appena sposati...ci andremo più? I mattoni rossi, le scandole, il gallo sul tetto. Li guardo e non mi sembrano infelici, mi sembrano infelici solo quando un avvenimento inaspettato li colpisce, quando li passa da parte a parte, ma dura un istante, mentre la mia infelicità è un'ombra che non mi lascia mai.
Se solo potessi, se solo riuscissi ad essere più sicura di me. Più sicura di me! Allora sì che la vita sarebbe una passeggiata in primavera, per un sentiero che costeggia un ruscello. Se non pensassi, ogni volta, se non pensassi: ecco che faccio la figura della stupida. Ecco che parlo a sproposito, e mio marito mi incoraggia, vuole forse che io sembri stupida? Fa così per ottenere l'amicizia solidale degli altri uomini? Comprensione per una scelta avventata, aver sposato una sempliciotta? Lui, scrittore, lui compagno professore!
Credo che dovrei essere più sicura di me. Che dovrei provare. E se non ci riuscissi? Penso che, per cominciare potrei almeno rilassarmi. Potrei farlo una mezz'ora al giorno. Sarebbe già qualcosa. Un piccolo passo in avanti. Rilassarmi mezz'ora al giorno. Forse dovrei provare con lo yoga".

Lo straniero



Ieri sera, nonostante fossi molto stanco, prima di dormire ho letto qualche pagina de "Lo straniero" di Albert Camus (1942). Ricordavo di avere visto anche il film di Visconti, tanti anni fa, assieme a mia madre, in televisione. Oggi sono andato su youtube e l'ho ritrovato, avevo completamente dimenticato che il protagonista fosse Mastroianni.
Faceva caldo, ieri; nell'addormentarmi mi sono sentito trasportare per un attimo nell'Algeria di Camus, mi sono sentito anch'io uno di quei corpi bruni stesi al sole (anche se il mio è il corpo bianco di uno che vive sulle Alpi, dopo uno degli inverni peggiori degli ultimi anni).
C'è una certa durezza, che traspare, dai romanzi di quel periodo. Ad esempio un atteggiamento molto "macho", molto brusco, a volte sprezzante, verso le donne. C'è nei personaggi di Camus e c'è ad esempio in certi personaggi di Pavese, anche se è noto che lo scrittore italiano avesse le sue difficoltà con l'altro sesso. Non so, penso che oggi, nonostante stupri e violenze domestiche, quell'atteggiamento possa sembrare un po' datato. Ho come l'impressione che oggi le donne siano viste semmai con un misto di curiosità, risentimento, desiderio e timore. Non come "delicate prede" (per usare un altro titolo letterario di uno scrittore dell'epoca, Paul Bowles). Come barbies postatomiche, semmai.
Ma forse è semplicemente l'esistenzialismo ad essere passato di moda, quel modo sofferto, virile e fatalista di stare al mondo, di affrontare l'assurdo del mondo, che ha probabilmente ispirato le paranoie, i "probblemi" della stagione successiva, quella del '68, e anche un certo romanticismo tutto virato al maschile.
Camus, com'è noto, supererà (filosoficamente) la posizione espressa in "Lo straniero" nel suo romanzo successivo, "La peste", anch'esso ambientato in Algeria.
I Cure all'inizio della loro carriera incisero una canzone, "Killing an arab", ispirata a "Lo straniero". Venne stupidamente accusata di essere una canzone razzista, e i Cure, altrettanto stupidamente, cambieranno in seguito il testo nelle esecuzioni dal vivo ("killing another" anziché "killing an arab"). Potenza del linguaggio "politicamente corretto".