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Dolomiti patrimonio dell'umanità


Non so se n'è accorto qualcuno, occupati come eravamo a discutere della morte di Michele Jackson, ma ieri, 26 giugno, a Siviglia, le Dolomiti sono state proclamate patrimonio dell'umanità dell'Unesco (all'unanimità, ovvero tutti i 21 membri della commissione hanno detto sì). Ora, lo so che in ogni paesuccolo in cui andate in vacanza c'è un patrimonio dell'umanità da andare a vedere, ma qui si parla di qualcosa di un po' più raro, ovvero della lista dei beni naturali dell'Unesco, non di quelli culturali. Tanto per dire, in Italia solo un altro sito ha ottenuto questo riconoscimento, le isole Eolie.
Io sulle Dolomiti ci vado poco, perchè le trovo già un po' troppo sfruttate turisticamente, forse, o perché amo paesaggi più severi. Però, insomma, fa piacere il riconoscimento ufficiale a questi giganti di pietra corallina dalle forme incredibili, a questi monti pallidi spalmati sul territorio di 5 province (Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone, Udine; perciò si parla di un riconoscimento "seriale", andato cioé a un bene sparso su un'area molto vasta che interessa entità politico-amministrative diverse). Che lasciarono a bocca aperta i primi grandi viaggiatori che le visitarono (lasciamo stare il termine "scoprire", che non è corretto neanche per l'Africa), e che diedero per secoli asilo a popolazioni di lingue e culture diverse (i ladini su tutti, ma oggi anche i tanti slavi o marocchini che lavorano nelle cucine degli alberghi). Che costituiscono un museo geologico a cielo aperto di enorme importanza, mai abbastanza studiato. Che sono il sogno del sublime di chi la montagna magari l'ha solo immaginata, con quelle verticalità estreme, quelle cime seghettate, quei pinnacoli, quei profili, quei colori. Che ogni tanto sfarinano, vengon giù, come avvenne un paio d'anni fa in val Fiscalina, Alto Adige (potenza dei cambiamenti climatici?) ma che per il momento rappresentano un fondale strepitoso dove far tramontare il sole.
Sui giornali già si confrontano due posizioni: c'è chi dice che il tutto è solo un affare e che non significherà più tutela delle montagne, e chi invece sostiene che la montagna non è un museo ad uso e consumo dei professorini e degli avvocatuzzi di città, che va vissuta e deve dare da vivere. Probabilmente la verità, come spesso accade, sta nel mezzo: è vero che vivere in montagna non è uno scherzo e chi lo fa non vuole troppi freni e troppi vincoli imposti dall'alto, ma è anche vero che le genti di montagna in quanto ad avidità a volte non scherzano neanche loro e che un freno agli appetiti dei "cittadini" che vedono nelle alte quote solo il luogo dove farsi la seconda casa va messo. Il sindaco di Lipari dice che dopo il riconoscimento alle Eolie sono successe cose contraddittorie (e allarmanti): da un lato, a causa delle raccomandazioni Unesco, non vincolanti ma comunque "pesanti", è stata chiusa la cava di pomice, che era a tutti gli effetti un'attività economica vera, "autoctona", dall'altro c'è stato un boom del turismo, che è spesso più invasivo di altre industrie.
Io comunque spero che il riconoscimento Unesco si straduca in meno gatti delle nevi, mototour e piste da sci e in più cultura della montagna, ovvero, in più scarponi, piedi, agricoltura sostenibile. Spero inoltre che le Dolomiti siano sempre di più un luogo di meditazione, benessere, paesaggio, poesia.

Riguardo invece ad un cattivo uso del nome "Dolomiti" (per fare business addirittura in Cina, e da parte di una società che non avrebbe bisogno di questi mezzucci), leggi invece qui, anche se la storia è vecchia.
Vabbé, che poi alle agenzie turistiche cinesi (l'ho sentita con le mie orecchie) quello che interessa della nostra zona è Gardaland!

The real great complotto - Pordenone

Ma il vero Great complotto fu quello ordito a Pordenone alla fine degli anni '70 da alcune band del proto-punk italiano. Risposta alla grande truffa del RnR dei Sex Pistols (anche se a Pordenone non c'erano un Malcom Mc Laren e una Vivienne Westwood), replica, con il motto "Yes Pordenone", al "No New York" (seminale Lp prodotto da Brian Eno), fu un segnale lanciato dai kids della provincia, quelli che non avevano nemmeno un centro sociale a portata di mano per dare sfogo alla loro creatività&alienazione...
C'era, in alcuni - in me tantissimo - una grande fascinazione per le METROPOLI, un'insofferenza verso le piccole città, le città del ricco nord italiano, relativamente pacifiche, anche ben amministrate, ma al tempo stesso lente, sonnolente, ovvie e reazionarie nella loro dimensione estetica prima ancora che in quella politica...dove il massimo dell'alternativo era essere tardo-hippy, mentre noi leggevamo che altrove c'era il punk, la new wave, il dark, gli Psichic Tv e le Slits...
Come ricorda uno degli esponenti del complotto, all'epoca c'erano solo 3 città in Italia che sembravano tirarsi fuori dal grigiore: Milano, Bologna e Pordenone.

Del Great complotto ne parlarono anche i media, musicali e non (da "Rockstar" a "Mr. Fantasy"...). Per filiazione da quel movimento sono nati alcuni gruppi che girano ancora, come Tre allegri ragazzi morti.

Qualche traccia è rimasta in internet. Un sito.
Qualche video, molto naives, a vederlo ora.
Gli iniziatori sono stati questi, ovviamente...l'idea primigenia del punk, che non occorresse saper suonare per suonare...



Mai stato a Pordenone, alla fine. E neanche a New York.