Visualizzazione post con etichetta giornalismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giornalismo. Mostra tutti i post

Ancora su "La Stampa" di Geldof, ovvero: piccole rockstar sono cresciute

Sfogliando il numero speciale de "La Stampa" curato da Geldof e dedicato in parte all'Africa, salta agli occhi una cosa: come sarebbe interessante un quotidiano se le regole che presiedono alla sua composizione venissero rivoluzionate. Sì, perché Geldof (sapete di chi parlo, no? La rockstar, l'ex-leader dei Boomtown Rats, l'attore principale in "The Wall" di Alan Parker, l'ideatore di Live Aid...) ha fatto qualcosa di più intelligente che confezionare uno specialino sull'Africa da infilare nelle pagine centrali del giornale, stile inserto-staccabile (e cestinabile). No, ha fatto un giornale vero, solo dando più spazio alle notizie dall'Africa e in generale dal resto del mondo.
Così, per dire, il lettore trova una pagina su Marino, o su Ecclestone, e una sui dittatori africani o sulla nuova Liberia. Non so se afferrate la novità della cosa: il Terzo Mondo non è confinato nel suo angoletto, nella "pagina del Cuore", né negli esteri, e nemmeno nella sezione speciale che ogni tanto viene confezionata su un tema considerato poco interessante per la maggioranza dei lettori e purtuttavia ineludibile. No, l'Africa è nella cronaca, è nelle pagine "normali", nell'economia, nella cultura, ovunque. Risultato, un giornale normalmente più bello e interessante di quello che sfogli ogni giorno.
Insomma, piccole rockstar crescono, anzi sono cresciute, e a giudicare dai risultati che producono anche fuori dal loro mondo sono cresciute bene. Vuoi vedere che "sesso, droga e rock n roll" non è più uno slogan esauriente? Vuoi vedere che sanno fare anche dell'altro?

Erano "non combattenti"

ANSA) - KABUL, 6 MAG - Oltre cento ''non combattenti'' sono rimasti uccisi nei raid aerei statunitensi in Afghanistan occidentale. Lo ha detto la polizia locale.

"Non combattenti" è il nuovo modo di chiamare i civili?

E sì che mi piaceva

E sì che mi piaceva Santoro, la sua Samarcanda era un appuntamento imprescindibile!

Ora, io sulla guerra a Gaza non dico altro, penso che onestamente sia difficile prendere le parti di Israele (come ha detto recentemente Jerry Adams, ex-negoziatore della pace fra l'Ira irlandese e il governo britannico: "Certo, però, gli inglesi, anche nei momenti più duri, non si sono mai sognati di bombardare un condominio di Belfast perché nelle cantine poteva nascondersi una cellula dell'Ira").

Mi riferisco solo allo stile. Che differenza c'è con un qualunque Emilio Fede? Come si fa a ragionare lucidamente se nello studio hai dei megaschermi che ti sbattono in faccia per tutto il tempo gli occhioni sbarrati dei bambini palestinesi? Come si fa a farlo con quelle giornaliste-vampire (strafighe, ovviamente) che Santoro ha allevato alla sua corte, per le quali sembra che l'unica regola buona sia: l'imparzialità non esiste, sono giornalista quindi mi schiero e se qualcuno prova a contraddirmi gli salto alla giugulare?

Eh vabbé. Non dico che l'Annunziata sia la mia giornalista preferita. Ma lei almeno ha scritto un libro (Bassa intensità, dedicato alla guerra in Salvador negli anni '80, che seguì come inviata del Manifesto) che potrebbe far testo ancora oggi. Certo, gli manca l'impatto di quegli occhioni sbarrati....