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Bravi ragazzi.

Avevo postato qualcosa martedì sulla passerella berlusconiana della consegna delle case di Onna, costruite dalla Provincia autonoma di Trento (assieme alla Croce Rossa). Poi ho perso il tutto e ormai la notizia è andata. Qualcuno, comunque (da D'Alema a Casini) HA RICORDATO la verità, anche ieri sera a Ballarò.
In ogni caso, le parole migliori le ha pronunciate Dellai: "Le case non sono né dei trentini né di Berlusconi, sono degli abruzzesi che le abiteranno."
Dopodiché, certo, che il Trentino sia sparito dal TG1 e anche in sostanza da "Porta a Porta" (a parte un architetto che ha detto 2 parole) fa pensare. Sarà un caso, ma il Trentino è l'unica provincia del Nord (assieme all'Alto Adige, che però è un'altra storia) governata dal centrosinistra (questo qualcuno dovrebbe ricordarlo ad esempio a Fede, che ha avuto la spudoratezza di dire: "Se ci fosse stato Prodi, al Governo, pensate che le avrebbe costruite, le case?").

Ho filmato e intervistato i volontari della Protezione civile trentina quando sono partiti alla volta dell'Abruzzo, poche ore dopo il terremoto. Erano le 11 del mattino del 6 aprile e già la prima colonna mobile si muoveva.
Eccoli qui (li avevo già postati, mi pare).
Io che sono tutto fuorché un uomo pratico, non posso che dire "bravi".

Onna, 8 luglio, inizia il G8




Onna, ieri. In apertura del G8 il cancelliere tedesco Angela Merkel ha visitato il borgo, dove il terremoto ha distrutto il 90% delle abitazioni. La Germania si è impegnata a sostenere la ricostruzione di Onna anche come gesto simbolico, essendo stata questa località teatro di una strage nazista nel 1944.
A Onna i trentini, assieme alla Croce Rossa, stanno costruendo un villaggio di casette di legno per gli sfollati. Un'alternativa valida allo "yes we camp" di cui parlano oggi molti media.
Aggiungo che il G8 in realtà non mi pare sia partito male. Penso che certi attacchi scomposti a Berlusconi, come quello di Di Pietro ieri (per il quale B. non avrebbe neanche preparato un'agenda decente per il summit perché troppo impegnato a fornicare con le adolescenti) lascino il tempo che trovano (vabbé, poi ho visto questo siparietto fra lui e vespa e ho cambiato idea...)

Comunque, staremo a vedere.

(foto: m. pontoni)

Terremoto: una testimonianza

Un amico, Lorenzo Rotondi, è stato a Paganica lunedì sera con la colonna mobile della protezione civile trentina. Questa è la sua testimonianza, che pubblico volentieri, perché mi sembra molto bella, sincera e piena di umanità.
Erano le nove di un lunedì qualsiasi, almeno così pensavo finché non mi sono reso conto appieno di quello che era successo poche ore prima, nel cuore della notte, tra le montagne dell’Abruzzo. Un rumore sordo, la terra che trema e centinaia di vite che se ne vanno in mezzo alle rovine di paesi e città. In ufficio il capo mi dice di preparare la valigia e andare al seguito dei soccorsi trentini, in partenza entro poche ore, in mattinata. Devo andare a fare il mio lavoro: documentare quello che è successo.
E’ cominciata così un’esperienza umana che non dimenticherò e una lezione di vita veramente preziosa. Me l’hanno offerta gli uomini della protezione civile trentina e in particolare i Vigili del Fuoco che mi hanno dato un passaggio e con cui ho condiviso buona parte del tempo.
E’ stato un viaggio lungo e lento perché i pesanti camion dell’autocolonna non potevano superare gli ottanta all’ora e spesso dovevano fermarsi per fare il pieno. Già prima di partire mi ha colpito la capacità di decidere al volo quali mezzi inviare, quali attrezzature portare e quanti uomini. Ma questo, alla fine, è il risultato di tanta esperienza, di protocolli collaudati. La lezione vera doveva ancora arrivare.
Per tutto il tempo la radio e le testimonianze dei primi a giungere sul posto facevano rimbalzare fino a noi le prime notizie. Ogni volta che arrivava un aggiornamento si facevano sempre più cupi i contorni della tragedia vissuta dalla popolazione abruzzese. E’ il terremoto, il ruggito della terra, e non dà scampo.
Mentre stiamo per arrivare ci pensa il tempo a dare al paesaggio tinte cupe, un ché di maligno. Ci accoglie un violento temporale e la prima cosa che ti viene in mente è che ci mancava proprio questo; non bastavano i morti, le case sbriciolate, la paura, il freddo.
Dopo dieci ore di strada siamo a Paganica che è ormai notte. E’ buio ma, per fortuna, almeno ha smesso di piovere. Ed è a questo punto che ricevo la mia lezione. La macchina dei soccorsi si mette subito in azione. Qualcuno a montare il campo e gli altri subito a scavare tra le macerie a Onna, uno dei centri più colpiti.
Dopo un viaggio che a noi, persone normali, scendendo dalla macchina fa dire “Che stanco, per fortuna sono arrivato, non vedo l’ora di sdraiarmi un po’ e riposare”, ho visto questi uomini indossare le tute da lavoro, infilare in testa un elmetto e arrampicarsi sui cumuli di sassi in cerca dei sopravvissuti.
Ingenuamente ho chiesto a uno di loro “Ma iniziate subito o aspettate domattina”. “Ci hanno ordinato di iniziare subito – mi ha risposto un giovane vigile – e comunque meglio così. Chi se la sentirebbe di andare a dormire sapendo che là sotto ci sono delle persone”.
Senza lagnarsi o avanzare riserve si sono preparati veloci e in silenzio, hanno preso i ferri del mestiere e ascoltato le disposizioni dei responsabili. Poi sono spariti, inghiottiti dalla distesa di palazzi sventrati, muri crollati, calcinacci, ferri da armatura, macchine sfasciate, effetti personali, fango.
Li ho rivisti la mattina dopo. Hanno lavorato tutta la notte. I più fortunati hanno riposato un paio d’ore. Sono ancora in piena attività. Alfio, il caposquadra, uno dei primi a intervenire, mi accoglie nella sala operativa del campo con un sorriso. Chiede a me come va, se sono riuscito a riposare un pò. Intanto, con i suoi colleghi, aiuta a coordinare gli interventi delle squadre di vigili del fuoco che continuano a partire a arrivare. C’è ancora da scavare, ci sono abitazioni da controllare, c’è da finire di completare il campo perché al più presto possa dare sollievo alla popolazione, c’è da rispondere alle persone che si presentano a chiedere aiuto, c’è da dare conforto a chi ha bisogno anche di una buona parola.
Alfio e i suoi colleghi si muovono con solerzia ma sono tranquilli, ti trasmettono calma. Si fanno carico di drammi umani con il tono e l’approccio giusti, decisi ma garbati. Come la sera prima mi danno sempre l’impressione di sapere esattamente cosa c’è da fare. Intanto nel campo continua febbrile l’attività e io penso che se un giorno dovesse capitare a me vorrei che fossero proprio loro a venire ad aiutarmi.

Lorenzo Rotondi

Terremoto: la protezione civile trentina

Non parole sul terremoto. Che cosa dire? Forse solo che quando si ritrovano inermi di fronte ad eventi incomprensibili, gli uomini a volte danno il meglio di sé. Sono capaci di cose inaudite, come stringersi l'uno all'altro.

Un video è tutto quello che ho: le immagini della Protezione civile trentina in partenza ieri, attorno alle 11, alla volta de L'Aquila. La richiesta era arrivata alle 7 del mattino: 4 ore dopo un'unità mobile composta da 120 persone, 50 mezzi e due elicotteri era già pronta. Io ci ho messo l'intervista. Loro, tutto il resto. La parola "solidarietà" che ho messo fra i tags, per una volta non mi sembra sprecata.