Ho appena ripreso in mano, dopo anni, e un po' per caso, Peter Handke, più che altro perché, dopo la sbornia di trame di Franzen, Murakami e altri del genere, avevo voglia di qualcosa di più sperimentale, di poco (o flebilmente) letterario, una prosa che sembra fatta apposta per contraddire i tempi nostri, tempi di libri che inseguono la tv (pur se lo stesso Handke ha scritto per il cinema, ma era il cinema di Wenders...).
Ed ecco che rispunta la vecchia polemica su Handke filoserbo, che in verità, negli anni '90, avevo seguito un po' distrattamente.
La notizia la riprendo dal Corriere della Sera:
BERLINO - Forse se in Germania non fosse scoppiato due mesi fa un gigantesco caso sul «Quadriga», assegnato al primo ministro russo Vladimir Putin e poi ritirato dalla giuria dopo una sollevazione del mondo politico e culturale, questo premio a Peter Handke sarebbe passato inosservato. «Noi ci mettiamo i soldi e poi finiamo sotto accusa», si devono essere però detti nel quartier generale della Kolbus, una grande azienda che produce macchinari per rilegare i libri e che è lo sponsor del «Candide», un riconoscimento franco-tedesco che viene conferito, nel nome di Voltaire, a Minden, in Nord-Vestfalia. Lo scrittore austriaco è ormai noto infatti non tanto per i suoi romanzi (qualcuno sicuramente bello, come Prima del calcio di rigore ) quanto per le posizioni filoserbe prese durante e dopo il conflitto nella ex Jugoslavia e per essere andato addirittura ai funerali di Slobodan Milosevic, sul cui feretro ha deposto nel 2006 una rosa rossa. La Kolbus ha deciso di non mettere più a disposizione i 15 mila euro del Candide Preis, mettendo in grave imbarazzo la giuria, che però non ha voluto soprassedere sulla sua scelta. C' è anche chi, come uno dei suoi membri, Franziska Augstein, aveva proposto di attingere i fondi da altre dotazioni private. Ma ormai era troppo tardi. Peter Handke è stato informato, accetterà il riconoscimento che gli è stato attribuito ma non andrà a ritirarlo il 30 ottobre, giorno in cui era prevista la cerimonia di consegna.
A parte la sciatteria dell'articolo, a cui siamo abituati ("...alcuni sicuramente belli come Prima del calcio di rigore". E Infelicità senza desideri no?), la questione che si ripropone è interessante, pur se già vista. Se lo scrittore sta dalla parte sbagliata che si fa? Se lo scrittore sta con i collaborazionisti, i nazisti? E se invece (del solito Céline) è un nazionalista fanatico come Mishima? E se invece fa una cosa ancora più subdola e schifosa, fa del revisionismo, perchè, sì, Srebrenica è stata una carneficina, ma prima i musulmani avevano già messo in pratica la pulizia etnica nei villaggi serbi circostanti? Se dice cose così che si fa?
A me pare non ci siano dubbi: se stiamo parlando di un riconoscimento letterario, quello va allo scrittore, non all'uomo che esprime le sue idee politiche. Se l'opera è valida, è valida, punto. Le idee politiche vanno valutate (e se necessario criticate, confutate ecc.) in altra sede.
Se dovessimo seguire un altro criterio, parecchia letteratura dell'800-900 sarebbe censurabile. E non parlo solo di autori esplicitamente filofascisti o filocomunisti. Conrad è stato visto da molti come un romanziere impregnato di mentalità colonialista (anche se per me è tutto il contrario). E persino autori "socialmente impegnati" (come Moravia, che da persona intelligente avrebbe rifiutato questa qualifica), hanno scritto pagine sull'Africa che oggi è un po' imbarazzante leggere, che alle orecchie del lettore "politicamente corretto" suonano quantomeno sconvenienti. "Il negro, insomma, va sempre ai suoi affari; cioè si muove principalmente per motivi economici, mercantili, di sussistenza (...). Perché gli africani, pur nel loro modo bislacco, fantasioso, irrazionale e danzante sono una delle razze più traffichine che ci siano al mondo. Anche se poi i loro traffici non sono spesso che scambio in natura e vendita e acquisto spicciolo di pochissimi prodotti di fabbricazione familiare". (Moravia, A quale tribù appartieni?)
D'accordo, sono parole affettuose, non c'è nulla di paragonabile all'apologia della Serbia di Milosevic. Sfido comunque qualcuno a leggerle oggi in pubblico (anche se poi gli africani veri probabilmente ci riderebbero sopra).
Handke era uno che in Jugoslavia ci andava spesso, prima della guerra (la madre era di origini slovene), e a cui la Jugoslavia piaceva probabilmente così com'era, un crogiolo di popoli. Ovviamente non piaceva solo a lui; ma la nostalgia per ciò che è stato o meglio per ciò che sarebbe potuto essere non può offuscare la capacità di giudizio, specie quando sul terreno ci sono migliaia di morti. Il "tutti colpevoli-nessun colpevole" di Handke non commuove e non convince.
E tuttavia, Handke è un vero scrittore. Difficile, probabilmente oggi noioso (dico oggi perchè negli anni '70 non era strano leggere cose come Lento ritorno a casa e trovarle pure belle.) Ma, insomma, uno scrittore con una sua cifra stilistica, una sua riconoscibilità, una sua poetica. Nessuna stronzata (compresa la rosa sulla bara di Milosevic) può offuscare questo fatto.
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Peter Handke - citazioni - frammenti - frantumaglia
Siccome mi sento momentaneamente vuoto di parole, prendo a prestito quelle di uno scrittore che da noi (noi vicino al confine austriaco) una volta era molto letto. Sono tratte da "Alla finestra sulla rupe, di mattina", (Garzanti, 1997), un libro di frammenti, di annotazioni, qualcosa di meno (o di più) di un diario. Il periodo è 1983-1987.
Il verbo adatto alla gioia: cominciare.
Per me è finita non appena non ho più tempo.
Un'espressione greca antica per l'unione degli amanti: "E avvenne la cosa più grande".
Spesso, nelle periferie della città, l'esperienza della purificazione e poi della purezza.
Forza d'animo significa poter andare insieme (per esempio con le erbe oscillanti).
Si premette un foglio bagnato sulla fronte e il foglio si asciugò subito, tanto era calda la fronte.
"Non essere ingenuo!" ha detto ieri l'ubriaco a se stesso.
Com'era bello vedere per una volta uno che aveva paura per qualcuno.
Considerare anche se stesso come quel prossimo del quale ti devi preoccupare.
Serata meravigliosa ieri nel cosiddetto "caseificio" di St. Moritz, nell'Engadina - da solo. Ero totalmente presente e sapevo: questo sono io: nell'essere presente sono completo.
Le mostrò la sua vera faccia, e cioè pianse.
Probabilmente rimangono giovani solo i ribelli (notte, vento).
Non suggerire niente, ma "contagiare" benevolmente la gente.
Soltanto fuori casa riesco a riflettere su ciò che ho fatto in casa.
Rembrandt disse a Spinoza: "Mi sembra di essere tuo figlio". E Rembrandt disse a Spinoza: "Sei un prepotente".
Lirico epico: chi avverte l'impulso a raccontare, ma senza avere una storia.
Estremo insulto: "No, tu no!".
Su quasi tutto ciò di cui la ragione parla o si esprime, il cuore, ovvero "il petto", non dice né sì né no: non dice proprio niente. Ed è per questo appunto che la ragione parla "solo per parlare", senza effetto e irrealmente.
A volte basta mostrarsi per aiutare: per essere di aiuto. "Mostrarsi". Mostrati!
Lei diceva che io sarei affetto di "mania per la vita", e intendeva dire che vorrei sempre sentirmi raccontare soltanto esperienze, anziché farmi informare sulle solite difficoltà e sui soliti ostacoli.
Ogni casa dovrebbe avere una stanza per profughi.
Condannato alla velocità; graziato alla lentezza.
Nel crepuscolo, il contorno di un uccello sedeva davanti alla finestra come una favola che non volesse essere disturbata.
Libertà: poter (anche dover) lasciare tutto al caso.
La gioia del camminare; la linea diventa freccia.
Di molti che camminano lo si vede; camminano solo casualmente.
E' la gioia ad aprire una strada in me, o è l'idea di una strada che mi apre alla gioia?
Amore: far qualcosa di amorevole; l'amore inoperoso non esiste.
"Un'ombra di umorismo": e quest'ombra mi basta.
I greci, nei loro drammi, avevano tutto il tempo per parlare; nulla era sbrigato in fretta.
Contemplazione all'aeroporto (Monaco di Baviera): donne, e fra di loro una lettrice di lettera che piange e che pure è di tutte l'imperatrice, con le palpebre consapevoli del momento di una statua greca. Siamo una povera razza eletta, noi esseri umani. la donna che leggeva piangendo: diventa orgogliosa, si incaponisce. E qui sono stato nel cuore delle cose.
Dopo avere attraversato il paradiso abbiamo tirato un sospiro di sollievo: il pericolo era passato.
Non ti amo più e non ti dico più dove sono stato oggi.
L'amore è doloroso e non porta a nulla, ed è questa la sua meraviglia.
"Non ho una chiave per aprirti". - "E allora forzami con un chiodo".
"Tendenza al rispetto" è, secondo Goethe, "una virtù ereditaria".
Per l'accoppiamento non dovrebbe valere: lui (o lei) si "fece" lei (o lui); bensì lui (oppure lei) creò lei (lui), essi si crearono a vicenda, essi si fanno a vicenda.
Niente di più bello di un corpo fiorito per il desiderio, in attesa, paziente, sicuro.
Epos: raccontami il tuo segreto - perché rimanga conservato (se il tuo segreto rimane in te, non sarà conservato).
L'Eufrate e il Tigri che "fluiscono dal paradiso" (Il Parsifal di W.v. Eschenbach): sono le lacrime.
Una specie di libertà: ritardare spensieratamente
Di giorno fra me qui e te lì
è passata la gatta chiazzata.
Di notte poi
- o corpi chiari! -
lo scuro riccio
Depressione (= mortale compostezza o oppressione mortale) non significa che perdo lo spazio, ma lo spazio intermedio; ovvero: vedo bensì ancora questa o quella cosa, ma non la riconosco più.
Il bambino disse al padre: "Ci sono voluti degli anni perché mi accorgessi che hai gli occhi azzurri".
Avvertì di nuovo con le labbra, come una perla, il battito del suo cuore sul collo, e pensò: "Dunque non sono una cattiva persona".
La cameriera ha inavvertitamente pestato la zampa di un gatto ed è contemporaneamente chiamata da un avventore. La cameriera: "Subito, prima lo devo consolare!".
Ieri a mani vuote, nella piana paludosa, davanti alle prime stelle: consapevolezza di libertà.
Foto: mia
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